Strategie e consigli per mantenere la pressione sotto controllo quando le temperature scendono
I valori della pressione arteriosa dipendono da due fattori: il numero dei battiti del cuore e il diametro dei vasi sanguigni. Se questi ultimi sono dilatati, la pressione si abbassa, mentre se sono ristretti, la pressione si alza. Tra i numerosi fattori che contribuiscono a farli restringere c’è anche il freddo. Quando le temperature scendono, infatti, i vasi sanguigni si restringono per limitare la dispersione di calore e, come conseguenza, si può avere un aumento della pressione, soprattutto in chi già iperteso. Ma chi sono gli ipertesi? Sono le persone che hanno una pressione di 140/90 mmHg in su e, al di sopra di questi valori, scatta l’indicazione alle cure. Sotto i 120/70 mmHg si ha una pressione normale e non va curata.
LE NUOVE CATEGORIE
Una delle principali novità delle linee guida sull’ipertensione riguarda l’introduzione di una nuova categoria. «Si tratta dei soggetti con pressione elevata, cioè con valori massimi compresi tra 120 e 139 mmHg e valori minimi compresi tra 70 e 89”», spiega il professor Giovambattista Desideri, ordinario di Medicina interna e geriatria alla Sapienza, università di Roma durante il 125° congresso della Società italiana di medicina interna. «Questi soggetti non sono ancora francamente ipertesi, ma vanno seguiti nel tempo con attenzione, per decidere se iniziare oppure no una cura. “Tuttavia, se queste persone hanno un profilo di rischio cardiovascolare aumentato, allora c’è l’indicazione alle cure, anche se non rientrano nella categoria degli ipertesi».
COME CAPIRE SE QUALCOSA NON VA
Un aumento dei valori della pressione anche elevato, se non avviene in modo improvviso, può non causare disturbi, poiché l’organismo si abitua gradualmente alla nuova situazione, ma disturbi come mal di testa mattutino, vertigini, ronzii, alterazioni visive o epistassi non vanno sottovalutati. In caso di questi segnali, è importante misurare la pressione per una diagnosi precoce e prevenire danni cardiovascolari. La terapia farmacologica, da definire con il medico, sarà personalizzata in base alle condizioni del paziente e ai possibili effetti collaterali.
4 REGOLE PER NON CORRERE RISCHI
Se in inverno la pressione sale per il freddo, oltre a modificare la terapia, si può porre rimedio modificando il proprio stile di vita. Non si tratta di grandi cambiamenti, ma di piccole modifiche alle abitudini di tutti giorni, in grado però di far scendere la pressione. No all’aggiunta di sale ai cibi, eliminare gli insaccati e i formaggi stagionati, ricchi di sale. Sì al pesce fresco e alle carni bianche, nonché alimenti di stagione soprattutto di origine vegetale, come verdura e frutta, ricchi di potassio, cereali e legumi, ricchi di magnesio. Nei mesi più rigidi, proteggersi bene dal freddo se si sta a lungo all’aperto e uscire durante le ore più calde della giornata. Se si amano la montagna e le passeggiate all’aperto, è consigliabile indossare capi termici: riparano anche dal freddo più intenso e sono disponibili ormai a prezzi accessibili anche nei grandi magazzini.
FARE ATTIVITÀ FISICA
Per mantenere i valori della pressione entro i limiti, è utilissimo praticare un’attività fisica moderata, ma costante, cioè muoversi senza esagerare e adattarsi ai propri limiti. Soprattutto in inverno, combattere la sedentarietà facendo passeggiate di buon passo (bastano 30 minuti al giorno nelle ore più calde), andando in bici ben coperti (2-3 volte a settimana, per 40-60 minuti per volta) oppure scegliendo attività moderate in palestra o in piscina.
CHI SOFFRE DI PRESSIONE ALTA
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità del 2023, al nord sono soprattutto gli uomini a fare i conti con la pressione alta, mentre al sud ne soffrono di più le donne. E fino al 27% sono le persone ipertese non sanno di esserlo perché non misurano mai la pressione. Ma anche quelli in cura spesso non raggiungono i valori corretti: quelli trattati in modo adeguato sono 1 su 4 al nord, 1 su 3 al centro e al sud. Le donne sembrano andare un po’ meglio: quelle curate bene sono il 36-40% al nord, il 40% al centro e il 37% al sud. La situazione è tutt’altro che soddisfacente e la posta in gioco è molto alta: la riduzione di 10 mmHg dei valori massimi o di 5 mmHg dei valori minimi riduce il rischio di ictus del 40% e quello di infarto e di malattie alle coronarie del 20-25 per cento.
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