RIFLESSI DI CINEMA

“Lady Macbeth”, ovvero il lato oscuro della femminilità

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La tragedia di William Shakespeare qui non c'entra: la protagonista (bravissima l'esordiente Florence Pugh, che la interpreta) è una giovane donna, ribelle e determinata, un po' strega e un po' demonio tentatore, che non si piega mai di fronte a nessuno. Fino al compimento del suo destino

 

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lady-macbeth-locandinaLADY MACBETH
di  William Oldroyd
con Florence Pugh, Cosmo Jarvis, Paul Hilton, Naomi Ackie, Christopher Fairbank
tratto dal racconto di Nikolaj Leskov
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Colpo di fulmine: ho adorato ogni istante di questo film, mi ha calamitato lo sguardo freddo della magnifica giovanissima protagonista, mi ha accompagnato la macchina a mano che raccontava senza fretta la storia e mi sono lasciata riportare indietro nel tempo dai colori pittorici di ogni scena in una vera o simulata – non ho gli strumenti per capirlo – assenza di luce artificiale.
Il film si basa su una serie di ardite licenze poetiche, a partire dal titolo che non fa riferimento alla ben nota tragedia Shakespeariana, ma al racconto breve di Nikolaj Leskov, uno scrittore russo dell’Ottocento, inviso senza troppe colpe alle avanguardie e amato a corte, fino a diventare un poeta di Stato.
Lady Macbeth è una diciassettenne costretta in un matrimonio di convenienza con un rampollo della nobiltà inglese. Il marito è distratto e sempre in viaggio, tutto fuorché innamorato di lei (del resto l’amore è stata la rivoluzione dei romantici e quasi mai ha avuto niente a che spartire col matrimonio). La donna vive nell’isolamento di una dimora di campagna, soffocata dal puritanesimo dell’età vittoriana, benché sul film aleggi un’atmosfera atemporale.

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Lady Macbeth è donna e strega, è femmina indomita e corpo desiderante, ribelle e determinata, sfrontata e senza paura. Ma più di tutto è il lato oscuro delle donne, è il vaso di Pandora dei misteri del femminile magico che, quando viene scoperchiato, può portare dovunque. Di solito alla tragedia, ma a questo sono disposte le donne che non possono e non vogliono far tacere l’energia primordiale del loro sesso, quell’energia dionisiaca che si fa beffe dell’equilibrio apollineo e sa generare ma anche distruggere.

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Lady Macbeth non si ferma davanti a nulla e nessuno e calpesta senza pudore tutto quello che le sta intorno o che la imprigiona. Ha bisogno di tutti, ma può fare a meno di ognuno. Il suo imperativo categorico è l’impossibilità di sottrarsi al suo innato istinto di realizzazione. Lady Macbeth non può dipendere da nessuno e a nessuno è seconda: è la donna che, rifiutando di reprimersi e tacere, non può che diventare strega e erinni, demonio e femmina tentatrice, perché nulla altro il mondo in cui vive le concederebbe in termini di libertà.
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La parabola furiosa e nera di questo magnifico personaggio mostra passo dopo passo lo svolgersi di un destino fino al fatale compimento, complice un regista all’esordio che gioca alto e una giovane protagonista fiammeggiante che, dall’immobilità iniziale, fin bovina arriva a incarnare la potenza distruttiva di una divinità.
Fascino a mille in questo gioiello di inizio estate. Bravi!

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