CULTURA

Le pagine buie di Tempo di Libri

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La manifestazione milanese, pur tra vari aspetti positivi, ha in parte deluso le attese: date sbagliate, meno visitatori del previsto, poco spazio ai nuovi autori, più selfie che dibattiti. Ma l'anno prossimo si rimedia

 

Si è da poco conclusa la prima edizione di Tempo di Libri, ovvero la Fiera dell’Editoria Italiana e anche per noi di Signoresidiventa è arrivato il momento di tirare le somme su questa manifestazione che ha debuttato nei padiglioni di Fiera Milano Rho dal 19 al 23 aprile.
Quello che indubbiamente Tempo di Libri decreta è che dall’Expo in poi, Milano si conferma come l’indiscussa capitale degli eventi. Che si tratti di cultura, come in questo caso, di design come per il Salone del Mobile, o della moda con la Fashion Week, il capoluogo lombardo non ha rivali.


Camminando tra i padiglioni era evidente la massiccia presenza del mercato editoriale italiano con ben 552 editori, alcuni dei quali hanno creato veri e propri store. In ogni caso, tutti gli stand hanno presentato allestimenti originali che è stato possibile realizzare anche grazie al livello di avanguardia delle strutture di Fiera Milano, alla quale va dato il merito di una grande efficienza organizzativa. Ed è proprio la perfetta organizzazione uno dei fiori all’occhiello di questa manifestazione: sia per il pubblico che per gli espositori, tutto è stato reso di facile e immediato utilizzo, a partire dall’app relativa al programma, passando per la fluida coda ai tornelli d’entrata e al cospicuo numero di addetti sempre disponibili e presenti per dare qualsiasi tipo di informazione.


Come non sottolineare poi l’aspetto organizzativo/creativo relativo agli spazi e ai criteri settoriali? L’aver suddiviso le 16 sale adibite agli incontri, chiamandole con i nomi di alcuni font che hanno scandito la storia della tipografia (dall’Arial al Verdana, passando dal tradizionale Curier, all’eleganza del Bodoni fino alla linearità dell’Helvetica) e l’aver declinato l’Alfabeto in tutte le sue 26 lettere (più la @ del digitale) associandolo come una sorta di mappa al programma generale, sono state senza dubbio le due intuizioni creative che hanno ulteriormente differenziato Tempo di Libri dalle altre manifestazioni letterarie europee. Per il resto, non c’è stato nessun tipo di novità rispetto al Salone del Libro di Torino, stesse dinamiche e struttura, nulla di nuovo all’orizzonte.


Nulla da dire sull’organizzazione e sul livello e sulla qualità degli incontri che hanno avuto come protagonisti i grandi nomi della letteratura italiana e internazionale, anche se passare da Sepúlveda alla scimmia che balla di Gabbani, o dalla Sanchèz ai pomodori del Maestro Beppe Vessicchio, qualche scompenso te lo fa venire. Ma, del resto, de gustibus non disputandum est, e prova ne è il fatto che a guardare i social in questi giorni più che una Fiera del libro sembrava una Fiera del selfie. Infiniti e imbarazzanti gli scatti di chi si è fatto fotografare con l’autore di turno facendo passare il malcapitato come “amico”, senza manco sapere chi fosse il soggetto con cui si facevano ritrarre, ma con la presunzione di spacciarlo per il Dante della situazione.


Fin qui, gli aspetti positivi, ma come sempre non è tutto oro quello che luccica. A partire dal fatto che la sovrapposizione dei tanti incontri non ha agevolato il pubblico, ma questo, si sa, è il problema delle Fiere in generale, che anzichè dedicare due giorni esclusivamente agli incontri, preferiscono farne decine ogni giorno, con l’inevitabile sovrapposizione di programmazione. E sempre parlando degli incontri degli autori con il pubblico ci è dispiaciuto vedere quanto poco spazio sia stato dedicato agli eventi delle piccole e indipendenti realtà editoriali, dove tanti talenti autoriali non sono stati messi in evidenza a favore dei “soliti noti” che ovviamente richiamano pubblico. Ma non pensate che sarebbe ora che venisse data più importanza all’intelligenza e all’attenzione del lettore (quello vero, e non da selfie), che da sempre è interessato a conoscere nuovi autori?
La crisi dell’editoria è assodata da tempo, così come lo è il fatto di quanto poco si legga – gli ultimi dati Istat affermano che addirittura il 60% degli italiani non ha mai letto un libro – ragion per cui ben vengano manifestazioni che promuovono i prodotti editoriali, ma si tenga anche presente che pubblicare per i colossi editoriali non è sempre sinonimo di qualità. Sarebbe poi interessante capire dagli editori come sono andate le vendite, ma il sospetto che non abbiano realizzato grandi incassi è alto, anche perchè i 10 euro del biglietto d’entrata certamente non hanno agevolato l’acquisto dei manufatti cartacei.


Altro dato poco incoraggiante è quello relativo all’affluenza del pubblico
. Delle 80.000 presenze previste ne sono state rilevate solo 60.796, un dato al ribasso che ci può stare, considerando che è la prima edizione, ma soprattutto, benedetti organizzatori, come diavolo vi è venuto in mente di scegliere come date il primo lungo ponte dell’anno? D’accordo che non ci si doveva sovrapporre con il consolidato Salone del libro di Torino, ma sapendo che gli italiani appena c’è un ponte fuggono dalla città, non era forse meglio scegliere un week-end “normale”? Pare che a questo, col senno di poi, ci sia arrivato anche il sindaco Sala, che ha dichiarato che l’edizione 2018 “Sarà sempre un evento primaverile, ma in un momento più propizio”. E bravo sindaco, ma arrivarci prima no, eh?

 

Credits Images: Manuel Figliolini

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1 Commento

  1. Maria Antonietta Pranteda

    25 Aprile 2017 at 5:25 pm

    Cara Daniela Basilico, sono del tutto d’accordo con la tua analisi. Sulla stampa sono prevalsi i commenti negativi, legati prevalentemente ai “numeri” dei visitatori, alla scelta infelice del periodo, al fine di confermare quella che era una sorta di “cronaca di una morte annunciata”. Le tue foto hanno mostrato il pregio di libri d’epoca esposti (nessuno ne ha fatto menzione), le tue parole hanno illustrato l’inventiva sapiente di chi ha organizzato questo evento. Ciò va tenuto in conto per la prossima edizione e salvaguardato, come va rafforzata l’accoglienza verso le case editrici più piccole e sconosciute che non troveremo mai in libreria. I visitatori da “selfie”, temo, si trovano un po’ ovunque (ce ne sono stati sempre anche a Torino), importante è che ci siano più amanti di libri e della lettura. Ti ringrazio per il tuo articolo: ho appreso molto di più su questo evento e con te auspico che sia il sindaco Sala sia gli organizzatori si impegnino, il prossimo anno, nello scegliere una data più propizia. Un caro saluto, Maria Antonietta Pranteda

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