La monumentale pellicola di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi è un buon film che sarebbe ottimo se condensato in un unico lungo capitolo, perché la divisione in due capitoli annacqua un’opera piena di cose belle
LORO 1 + LORO 2
di Paolo Sorrentino con Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Euridice Axen, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Lorenzo Gioielli, Alice Pagani, Caroline Tillette, Iaia Forte, Duccio Camerini, Yann Gael, Mattia Sbragia, Max Tortora, Milvia Marigliano, Michela Cescon, Roberto Herlitzka. Sceneggiatura Paolo Sorrentino e Umberto Contarello. Fotografia Luca Bigazzi. Montaggio Cristiano Travaglioli. Musiche Lele Marchitelli. Scenografia Stefania Cella. Costumi Carlo Poggioli.
Per anni ho aspettato la versione lunga, il famoso final cut, di film come Blade Runner, Apocalypse now, I cancelli del cielo e l’opera omnia di Orson Welles. Bene, adesso sono in trepidante attesa della versione corta di Loro, né 1, né 2, semplicemente Loro, un buon film, anzi potrebbe anche essere ottimo, di due ore e un quarto, minuto più, minuto meno, invece di questa doppietta che abbassa la temperatura di un’opera traboccante di cose belle.
Allora, tutti quelli che – snobisticamente, ammettiamolo – si accaniscono contro Sorrentino dovrebbero ammettere che assieme a Matteo Garrone è quel che resta del grande cinema italiano in azione (perché Moretti o Bertolucci sono da parecchio in stand by) e che questi due registi niente hanno a che vedere con tutto quello che di nostrano passa sugli schermi, lontano anni luce dal loro talento. Bene, detto questo, passiamo al film.
Di cosa parla lo si sa: di Berlusconi. Anche se non è esatto fino in fondo, perché pari importanza nella storia ha la sua corte, i clientes, li avrebbero definiti i latini (perché dirli cortigiani è far loro un favore). Il titolo, Loro, dichiara da subito la distanza che il regista prende dalla storia: parla di altri, di gente che vive lontana da lui (e da noi, gente comune). Loro sono pieni di difetti, opportunisti, meschini, pronti a raccogliere le briciole, a vivere di luce riflessa anche quando si tratta solo degli ultimi bagliori del crepuscolo. Loro sono molto peggio di Lui, perché Silvio, anche grazie alla gigantesca interpretazione di Servillo, conserva sempre, in ogni inquadratura una sua maestosità, una sua tragica maestosità. Nel bene e nel male resta un personaggio su cui val la pena riflettere, chi gli sta intorno è poco più che cascame, una feccia che aspira a un minuto di celebrità (un quarto d’ora sarebbe eccessivo) e a qualche soldo.
Nessuno ne esce bene, neppure la moglie Veronica, men che meno la corte di politicanti, faccendieri e corrotti da strapazzo. Per non dire le decine di fanciulle di piccola, piccolissima virtù. A salvarsi, assieme a lui, sono solamente i sodali di sempre, Confalonieri e Doris, rigorosamente chiamati solo per nome (come tutti, i cognomi qui sono banditi).
La scena più interessante è quella che apre Loro 2: uno di fronte all’altro come sfidanti di una partita a scacchi – o come allo specchio – si fronteggiano Silvio e Ennio, Berlusconi e Doris che con un colpo di genio Sorrentino ha fatto interpretare dallo stesso Toni Servillo. La conversazione è il manifesto del potere e del successo, la poetica dell’uomo che ha governato l’Italia per vent’anni. A sostenere il potere c’è sì molta spregiudicatezza e un po’ di fortuna ma anche una lucida intelligenza. Perché questa è una delle sequenze migliori? Perché non è realistica né cronachistica, perché è cinema. Ed è questo che sa fare Sorrentino.
Ogni volta che nelle (troppo) lunghe quattro ore circa dei due film indugia in momenti cronachistici o, peggio da instant movie, il film diventa fiacco, per tanti motivi, di cronaca ne abbiamo fin sopra i capelli, di fatti pure perché ce li siamo sorbiti in tutte le salse, mentre quello che ci attrae è il passaggio successivo, è l’elaborazione, il pensiero che trasforma la banale realtà in qualcosa di universale e Sorrentino sa declinare questo percorso in varie tonalità: il grottesco, il simbolico, l’onirico. Fellini? Certo, Fellini è il nume tutelare. Ogni volta che il film si addentra in questi meandri, la storia vola e si resta incatenati allo schermo, perché Sorrentino è un visionario, è geniale e ha talento visivo da vendere, con un gusto personale dell’inquadratura oltre che una robusta formazione teatrale, ben spesa in ogni film.
Sono tante le sequenze da ricordare, il rinoceronte che si aggira per Roma, la pecora che schiatta per l’aria condizionata gelata (col freddo si invecchia più lentamente) i tableau vivant del protagonista nella villa sarda, il suo essere spettatore della decadenza dell’impero d’occidente senza realmente esserne parte e poi il suo sogno di gloria eterna e l’infantile desiderio di essere amato da tutti. Insomma, un rimontaggio in un solo film (come giustamente richiesto dal direttore del Festival di Cannes) potrebbe rendere indimenticabili Loro 1 + Loro 2. Detto questo, qual è la mia raccomandazione di visione? Di sicuro la maratona dei due film visti uno di fila all’altro. In attesa del final cut che, ne sono convinta, prima o poi arriverà.
E per favore, non parlate male di Paolo Sorrentino: resta un grandissimo regista e poco importa se l’uomo non sia un campione di simpatia. Come diceva Seneca, “Io vi so dire esattamente come si vive, ma non sono ancora pronto a seguire i miei precetti”. Buona visione e buona vita.
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