Mostre in vista

Nel Museo della follia c’è anche un quadro di Hitler

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Una mostra itinerante raccoglie le opere di grandi artisti che manifestarono turbe psichiche, da Goya a Ligabue, da Van Gogh a Bacon. E, tra loro, anche un dipinto, esposto per la prima volta in pubblico, del dittatore tedesco. Al quale il critico Vittorio Sgarbi riserva lo stesso apprezzamento espresso da Fantozzi verso la Corazzata Potemkin

museo della follia
“Entrate, ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento
: l’avvertimento è chiaro e rende bene il senso di ciò che sto per raccontarvi a proposito di questa imperdibile mostra che scuote gli animi e le menti. “Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nell’incredula disperazione dei loro sguardi”, sono queste le parole che usa Vittorio Sgarbi per presentare la mostra dell’itinerante Museo della Follia (attualmente ospitato dal MuSa di Salò), di cui è il curatore, e che accoglie 200 opere di grandi artisti come Ligabue, Bacon e Goya, ma anche opere di grandi folli, tra cui il più folle di tutti: Adolph Hitler. Quella del dittatore tedesco è una piccola tela a olio, di proprietà privata e mai esposta prima, che il critico d’arte nostrano, capace di toni molto evocativi, non esita a bollare come “Una cagata, un quadro di un disperato, che potrebbe essere fatto da Kafka e che dice molto della sua psiche”.

adolf hitler quadro

L’opera di Adolf Hitler esposta a La Mostra della follia

La mostra, che divide molto gli utenti circa le impressioni, è fondamentalmente dedicata ai disturbi mentali che pervadono molti artisti, qui rappresentati da opere e oggetti che mettono in risalto la linea di demarcazione tra follia da disturbo mentale e genialità artistica, creando così nello spettatore uno stato confusionale. Ed è questo che mi ha più fatto riflettere. La depressione che colpì Ligabue, e che lo fece rinchiudere per ben tre volte in un ospedale psichiatrico, era veramente una condizione mentale o la logica conseguenza di un viaggio artistico in un mondo che poi gli permise di essere il grande artista che tutti ricordiamo?

museo della follia

O pensiamo a Goya, ricoverato per encefalopatia, a causa di un’intossicazione da piombo, molto presente nei pigmenti dei colori utilizzati all’epoca. O addirittura a Francis Bacon, che subì dei traumi profondi provocati dall’essere stato cacciato di casa a sedici anni perché si vestiva da donna. Situazione che lo costrinse poi a concedersi a ricchi esponenti dell’aristocrazia parigina. Ma potremmo stare qui ore a parlare dei singoli casi e rimanere basiti al cospetto di alcune di queste follie, che per fortuna oggi non sono più giudicate come tali.

Francis Bacon, Ritratto di Van Gogh

Torniamo quindi all’inizio di questa mia riflessione: è veramente follia o estro creativo artistico? E se vogliamo parlare di follia, oggi queste situazioni sarebbero giustificate? Per trovare una risposta dobbiamo necessariamente ricondurre il termine “follia”, all’epoca nella quale questi artisti vissero e in quei contesti storici che catalogavano determinati comportamenti come folli.

L’installazione di Bill Evans

In questa esposizione non mancano anche testimonianze, esterne all’arte, come nell’opera di Bill Evans dove su una griglia lunga 50 metri sono attaccati tutti i volti di pazienti di ospedali psichiatrici.

Oggetti appartenuti ad Alda Merini

Una mostra che non lascia indifferenti, che ci scuote nel nostro profondo, che crea spavento e stupore grazie all’espressione artistica del lato umano delle opere di artisti che abbiamo visto nei più grandi musei del mondo, che ci dimostra che la follia esiste, è esistita ed esisterà sempre. Si adatta ai luoghi e ai tempi, ma ci sarà sempre.

Foto credits: Manuel Figliolini

Museo della follia
presso MuSa
Via Brunati, 9 – Salò (BS)
Fino al 19 novembre
Orari:
da martedì a domenica 10.00 – 19.00
Info:
Tel. 0365 20533
Sito internet: http://www.museodellafollia.it/
Email: biglietteria@museodellafollia.it

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