RIFLESSI DI CINEMA

Questa Tina svela la bestia che si cela in ogni donna (te compresa)

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La protagonista di "Border" interpreta l'eterno conflitto fra il giusto e lo sbagliato, fra la necessità rassicurante di seguire le regole sociali e la tentazione ribelle di trasgredirle. E risveglia le nostre paure più segrete

 

Border

border locandina

Regia di Ali Abbasi
con Eva Melander e Eero Milonoff

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Primo, godibilissimo, livello: la storia. Tina, la protagonista di Border, è una donna molto strana, dal viso più animalesco che brutto, un corpo tagliato con l’accetta che la costringe a movenze goffe, eppure presto non ci fai più caso, perché Tina è gentile, intelligente e molto seria nel suo lavoro di addetta alla sicurezza della dogana aeroportuale. Possiede un talento infallibile nel riconoscere chi ha qualcosa da nascondere, perché al suo olfatto non sfugge nessun odore, compresi quelli emotivi. Percepisce la paura, la vergogna, le bugie. E non sbaglia mai, fermando chi ha troppe bottiglie di liquori e persino chi nasconde nel cellulare materiale pedopornografico, svelato dall’odore della perversione.

BORDER

Vive nel bosco con un giovanotto che alleva cani e ha con lui un rapporto strano, più cameratesco che da coppia. Va spesso a trovare il padre, ospite di una casa di riposo. Ma c’è qualcosa che si agita in lei, bisogni che non riesce a esprimere. E lo capiamo quando la vediamo aggirarsi nei boschi diventandone parte, confondendosi con gli alberi e col muschio e quasi dialogando con gli animali che sembrano in confidenza con lei. Oltre i confini naturali.

BORDER_Gräns_Eva_Melander_Eero-Milonoff©Christian_Geisnæs_Meta_SparkKärnfilm_ABjpg

Una vita monca, quella di Tina, una potenzialità soffocata che ci incuriosisce e che si svela lentamente dopo un incontro in aeroporto. Per la prima volta sbaglia nel fermare un sospetto e ci mette un po’ a capire che l’odore che l’aveva attratta non era quello della colpa, ma quello di un misterioso, carnale desiderio. Da quel momento in poi la storia spicca il volo, diventa sempre più inquietante, man mano che le due “creature” si annusano, si avvicinano, si riconoscono e riescono a esprimere appieno la loro essenza.

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Intanto un’inchiesta poliziesca su una turpe vicenda di pedofilia si innesta sulla trama principale, senza appesantirla, ma anzi aiutandola a raggiungere il suo senso più profondo. L’indagine non si trovava nel racconto originale che ha ispirato il film, Gräns dello scrittore John Ajvide Lindqvist, definito lo Stephen King scandinavo, già autore di Lasciami entrare, da cui pure è stato tratto un buon film. Questa aggiunta è solo uno degli indizi che fanno riconoscere la spregiudicata poetica del regista che sa impossessarsi totalmente delle storie che racconta, senza riguardi per nessuno. Attento solo a trasmettere la sua visione del mondo. Come avrebbe potuto fare con un romanzo, con un dipinto e – perché no? –  con una sinfonia. Ed eccoci al secondo livello, il più prezioso.

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Border come recita anche il sottotitolo è una storia di confini, reali e psicologici e anche emotivi. Border esplora temi come la conquista dell’identità e il riconoscimento delle differenze, la difficoltà di trovare il posto giusto nel mondo e ancora prima la fatica, ma tanto necessaria, di capire chi siamo e cosa davvero desideriamo. Border racconta il male e la mostruosità, scevro da ogni ideologia, scovandola democraticamente distribuita dovunque, fra umani, non umani e poco umani. E poi ancora racconta il confine fra il giusto e lo sbagliato, fra la necessità rassicurante di seguire le regole sociali e la tentazione ribelle e, a volte creativa, di trasgredirle. Per vedere che cosa c’è al di là del consentito, esplora i labirinti di quel mondo selvaggio che da qualche parte ancora alberga in tutti noi umani.

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Sono molte le scene che non si dimenticano, fra queste gli incontri di Tina con gli animali del bosco, sequenze ipnotiche e intensamente pagane e poi la passione primordiale che esplode fra i due protagonisti, così violenta e senza freni, così assoluta da risvegliare le nostre paure più segrete, non tanto della sessualità ma della vita e della morte.

BORDER_by_Ali_Abassi_Still16©Meta_Spark_Kärnfilm_AB_2018

Candidato all’Oscar per il miglior trucco, vincitore agli EFA per i migliori effetti visivi, miglior film al Festival di Cannes, sezione Un Certain Regard, e in Italia miglior film all’ultimo Noir in Festival, Border sorprende, come il suo regista, Ali Abbasi . Iraniano di nascita, rampollo di una famiglia dell’alta borghesia, come ci tiene a sottolineare, e cresciuto in Scandinavia.

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Ali Abbasi

Un giovane uomo sicuro di sé, colto, capace di filmare e osare l’inosabile, senza nessun timore. Cosa che fa in questo suo film (solo il secondo di una carriera che si preannuncia importante). Quanta voglia mi è venuta di vedere al più presto il terzo film di Ali Abbasi.

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