“Sarah e Saleem” racconta la storia d’amore impossibile tra una ragazza ebrea e un ragazzo arabo divisi dall’appartenenza alle due diverse nazionalità. Il film ci porta con dolcezza ma con mano ferma fino a una conclusione ricca di umanità dove forse una luce fioca può iniziare a brillare
SARAH & SALEEM là dove nulla è possibile
Regia di Muayad Alayan
con Maisa Abd Elhadi, Mohammad Eid, Adeeb Safadi, Sivane Kretchner, Ishai Golan, Jan Kuhne
“E’ arabo o israeliano?”, chiede un poliziotto, guardando un morto, per strada. “Non si sa: non ha i documenti”. Perché questa è la verità: arabi e israeliani sono indistinguibili. Solo l’eterno conflitto li pone su due fronti contrapposti, che rende impossibile vivere semplicemente come persone e costringe tutti a un’esistenza da nemici.
Il senso dello splendido Sarah & Saleem (impossibile perderlo, fidatevi) è proprio questo, raccontare la tragica ma anche assurda situazione di Israele. L’impossibile convivenza fra ebrei e palestinesi, la segregazione che divide due popoli, in una faida che sembra non avere fine.
C’erano tanti modi per raccontarlo e il regista, alla sua seconda prova, sceglie una strada limpida, avvincente e che mai, neppure in un’inquadratura, in una frase sfiora l’ideologia e tantomeno il fanatismo. Il cuore del film è una storia d’amore proibita, che per certi aspetti potremmo paragonare a quella di Giulietta e Romeo. O a quella di un bianco e un nero nell’America della segregazione razziale o del Sudafrica e a decine d’altre in decine di altri paesi dove ci sono fazioni, etnie, gruppi, tribù e tanto altro ancora in guerra.
Fra Sarah, ebrea, proprietaria di un caffè ebraico e Saleem, un palestinese che le consegna la mattina le brioche, nasce un’attrazione così forte da far dimenticare a tutti e due il primo comandamento di Israele: arabi e ebrei non possono frequentarsi. Ed è questo il tabù più forte, quella che pone l’adulterio, tutti e due infatti sono sposati, in secondo piano.
Nella prima parte del film siamo partecipi della passione che li anima e facciamo il tifo per loro due. Li sosteniamo nella loro voglia di vedersi, di toccarsi, e ci coinvolge persino quell’alone di clandestinità che li protegge e dà quasi più fascino ai loro frenetici incontri. In fondo non fanno nulla di male, perché che delitto c’è nell’amarsi? Poi, riescono a tenere la loro relazione lontana dalle loro vite quotidiane. Sarah è dolcissima con la figlia e presente col marito, colonnello dell’esercito israeliano. Saleem è affettuosissimo con l’amata moglie in attesa di un bambino, anche se le discussioni non mancano, visto che lui non guadagna abbastanza e il fratello di lei li aiuta in mezzo alle polemiche.
Non voglio svelare troppo della storia, scritta benissimo. Dirò solo che a un certo punto, proprio per guadagnare di più, Saleem accetterà incarichi che qualcosa hanno a che fare con la resistenza. Da quel momento si scatenano una serie di imprevisti e di coincidenze, che stritolano in un gorgo letale Sarah e Saleem. La cui unica colpa è quella voglia tutta istintiva di stare assieme. Tutti e due cercano di proteggere l’altro e di proteggere le rispettive famiglie, ma inciampare è inevitabile.
I pregiudizi hanno la meglio, un esempio è anche la frase della barista collega di Sarah: “Avresti potuto scegliere fra milioni di ebrei: sei così disperata? Con un arabo dovevi andare?” Arabi ed ebrei, sempre e comunque su due barricate e mai semplicemente persone. Questo denuncia, scena dopo scena il film, questo racconta, l’impossibilità di giorni normali.
I protagonisti della rete che man mano si stringe intorno ai due amanti sono raccontati con profondità, personaggi forti e a loro modo tutti giusti, guardati ciascuno nella sua complessità. Sono fiere le donne, la moglie, l’amante, l’avvocatessa, è lacerato Saleem che sprigiona tutta la forza cavalleresca di un uomo d’altri tempi. Purtroppo l’amore, l’onore, la sincerità non sono sufficienti a salvarsi la vita in un Paese dove ogni evento si carica di più significati. E in ogni caso sempre maggiori di quelli che stavano nelle intenzioni degli umani. Così una storia d’amore proibito assume connotazioni molteplici, strumentalizzate dai servizi di sicurezza di ambo le parti. In una logica feroce e impietosa che dà il via a una serie di conseguenze politiche e sociali che sovrastano quella che era solo la voglia di un uomo e di una donna di passare del tempo assieme.
Sarah & Saleem, già premiato a vari festival, ci porta con dolcezza ma con mano ferma fino a una conclusione ricca di umanità dove forse una luce fioca può iniziare a brillare, in un contesto che ha messo da parte ogni pìetas.
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