La protagonista del film di Wash Westmoreland, interpretata da Keira Knightley, va contro le convenzioni della sua epoca, pur senza rivendicazioni da femminismo esasperato. Per questo può risultare facile sognarsi come lei
Colette
Un film di: Un film di Wash Westmoreland con Keira Knightley, Dominic West
Quando arriva a Parigi, giovanissima moglie di uno scrittore viveur, Colette che si chiamava all’epoca ancora Gabrielle, sgrana gli occhi di fronte a un mondo fatto di libertà e trasgressione, lontano miglia e miglia reali e soprattutto culturali dal paesino della Borgogna dov’è nata e cresciuta. Eppure non si lascia intimidire e sa già bene quello che vuole. Tanto per dire, quei corsetti che imbrigliavano fisicamente e di ricaduta psicologicamente le donne lei non li vuole portare. Così alla prima uscita mondana al braccio del consorte si presenta col vecchio vestito e non con il fiammeggiante abito che lui le ha regalato.
Colette ha ancora le lunghe trecce, prende le misure della Ville Lumière e della sua rumorosa fauna, ma è già pronta a impossessarsi di ogni cosa, metabolizzarla per poi farla rivivere nella scrittura, cosa che accadrà quando inventerà il suo alter ego Claudine, una moderna Justine che spopolerà in una serie di libri proibiti nella Parigi dell’epoca.
Quando la trasformazione sarà completa, quando potrà usare tutta la sua libertà, taglierà i capelli e deciderà di accompagnarsi a uomini o donne, senza curarsi dei giudizi degli altri e tanto meno della detestata morale bigotta.
Icona femminista, scrittrice fra le più vendute di ogni tempo, Colette viene raccontata con precisione e incarnata da un’attrice perfetta anche se forse dai modi fin troppo contemporanei per rappresentare appieno una donna dell’altro secolo.
Gran parte della storia è imperniata sul complesso rapporto che la legava al marito Willy, di cui, per anni, è stata il lussuoso ghost writer, regalandogli la sua Claudine. Ma così si usava e la schiavitù da anonimo autore ombra era condivisa anche da alcuni uomini. Non se ne faceva, e non lo fa il regista, una questione di genere, ma di potere.
Non c’è nel film nessun piglio di rivendicazione da femminismo esasperato, a favore di una grande cura nel seguire l’evoluzione del matrimonio, con il riconoscimento del ruolo del marito che di Colette è stato amante, amico e pigmalione.
E poi profusione di ambienti di parigino fascino, abiti incantevoli, il mondo del teatro e un’accurata documentazione.
Lo so, vi state domandando perché il mio tono sia così distante, freddo. No, non c’è niente che non vada, è tutto bello e perfetto, però… ecco è tutto così ordinato che sembra di assistere a una bella serie Tv. Insomma, ho guardato il film con piacere, ma mi è tanto tanto mancato il guizzo del cinema. Avrei perdonato, anzi ne avevo bisogno, un po’ meno documentazione e un po’ più di trasgressione, la stessa che ha praticato per una vita intera la meravigliosa libera, eccentrica, tostissima, unica Colette.
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