Quando il cinema sa raccontare con tanta intensità la vita bisogna solo inchinarsi al capolavoro. Come in questo caso, dove uno straordinario Anthony Hopkins, vincitore del premio Oscar come miglior attore protagonista, arriva dritto al cuore
THE FATHER
di Florian Zeller con Anthony Hopkins e Olivia Colman, Mark Gatiss, Imogen Poots, Rufus Sewell, Olivia Williams
Nelle sale dal 20 maggio in lingua originale (con sottotitoli in italiano) e dal 27 maggio in versione italiana
Londra, un bel quartiere, una bella casa. Il mondo di Anthony, ex ingegnere, 81 anni, si sta sfaldando giorno dopo giorno, un petalo per volta. Poi all’improvviso ogni cosa riprende il suo posto per sbandare cinque minuti dopo. La mente di Anthony, i suoi ricordi, il suo lungo passato sono saliti su un ottovolante e sono sul punto di schizzare via dalle rotaie per schiantarsi a terra: perché non gli tornano più i conti di niente? Sua figlia gli vuole bene o pensa solo a liberarsi di lui e prendersi la casa? Chi è mai l’uomo con cui vuole trasferirsi a Parigi? Le giovani donne che arrivano per prendersi cura di lui sono tutte ladre e di sicuro vogliono impossessarsi del suo orologio da polso, indispensabile per scandire i momenti di giornate tutte uguali. Potrebbe farne a meno perché lo sa, lui da sempre ha un orologio anche in testa. Ma allora perché le mattine diventano notti, le cene prime colazioni e tutto intorno a lui si frantuma? Anthony non sa più tenere le redini di un mondo cangiante e ingannevole che come creatura viva si rivolta contro di lui.
Il protagonista non riconosce più il suo appartamento, confonde i volti, perde gli oggetti. Trova all’improvviso ricordi antichi, inventa un passato a cui invece crede ciecamente e ritrova la sua infanzia, ultimo baluardo per l’illusione che ricominciando tutto da capo forse potrà riavere la sua vita.
Ci sono già stati film che hanno raccontato l’Alzheimer, ma quasi tutti percorrevano una strada realistica. Buoni e onesti prodotti ma che niente hanno a che vedere con questo capolavoro, servito da una sceneggiatura geniale (quanto è meritato l’Oscar!) e da attori eccelsi (l’Oscar non andava solo a Anthony Hopkins ma anche alla bravissima Olivia Colman).
Christopher Hampton, a cui già dobbiamo la sceneggiatura di Le relazioni pericolose, adattando per lo schermo il testo teatrale di Florian Zeller (vincitore di numerosi premi) ha compiuto il miracolo di farci entrare nella testa di Anthony riuscendo al tempo stesso a uscirne per mettere in scena la realtà, in un andrivieni così delicato e complesso che solo uno scrittore bravo come lui poteva padroneggiarne l’equilibrio.
Impietoso e empatico, il film porta lo spettatore nella disperazione dello smarrimento. Non risparmia nessuna sofferenza, non nasconde niente della tragedia di chi vede la sua mente guastarsi giorno dopo giorno, in una degenerazione che non è mai oblio ma solo distillato di dolore. Chi perde i fili del reale, sta male, vive nell’angoscia, si dibatte nella disperazione di non riuscire a fermare una discesa inesorabile verso la confusione e le dimenticanze. Nessuno può farci niente, l’amore non basta, la medicina è impotente.
Quando il cinema sa raccontare con tanta intensità la vita bisogna solo inchinarsi al capolavoro. Si soffre guardandolo? A volte, ma datemi retta The father è un regalo prezioso dell’arte e della sensibilità: approfittiamone, ci arricchirà.
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