Mostre in vista

Un viaggio nei ricordi per noi ragazze che amavamo Gilles

di  | 
Monza dedica una rassegna a Villeneuve, leggendario pilota della Ferrari, il cui mito rivive attraverso gli scatti di Ercole Colombo e i testi di Giorgio Terruzzi. Ed è un tuffo al cuore per chi in gioventù ne fece un idolo
Previous Image
Next Image

info heading

info content


Per noi che siamo diventate signore o che lo stiamo diventando, è innegabile: Gilles Villeneuve è stato un mito. Eravamo delle ragazzine che avevano il suo poster appeso in camera e grazie a lui, tra la fine degli Anni 70 e l’inizio degli Anni 80, siamo diventate esperte e appassionate di Formula 1, conoscendo ogni scuderia, ogni pilota e persino gli ingegneri e i telecronisti. Passione, che nel mio caso, è arrivata fino a Ayrton Senna e che negli anni seguenti è venuta meno.


Gilles è stato un mito anche per i nostri fidanzati, fratelli e mariti, ma per noi lo è stato in modo diverso, perché in lui non abbiamo visto solo il campione, ma il coraggio, la caparbietà, la determinazione, la generosità, la correttezza, l’onestà, l’innocenza, l’irruenza, la simpatia e la tenerezza. Tutte doti che ogni donna sogna di trovare nel proprio uomo. Per questo Gilles è stato principalmente “l’uomo” e non solo il pilota, diventato icona suo malgrado, a causa di un destino crudele, troppe volte sfidato al punto che fosse inevitabile che se lo prendesse per sempre.


A Gilles è dedicata una splendida mostra allestita presso l’Autodromo Nazionale di Monza, replica di quella che tanto successo ottenne d un anno fa allo Spazio Oberdan di Milano. La rassegna, curata da Giorgio Terruzzi ed Ercole Colombo, organizzata e prodotta da ViDi, in collaborazione con Autodromo Nazionale Monza SIAS SpA, Automobile Club Milano e il Museo Gilles Villeneuve di Berthierville, con il patrocinio del Comune di Monza e la Reggia di Monza, presenta oltre 170 fotografie di Ercole Colombo, reporter di sport tra i più apprezzati, una vita passata in Formula 1 dietro l’obiettivo delle sue reflex, utilizzate per ritrarre gli eroi del volante negli intensi momenti della gara e in quelli della vita privata.Visitare la  mostra mi riporta indietro negli anni e mi regala emozioni mai sopite. Insieme alle foto, alcuni cimeli personali appartenuti al piccolo grande uomo canadese, provenienti da collezioni private, il tutto accompagnato dai testi di Giorgio Terruzzi in un allestimento perfetto per mettere in risalto le bellissime immagini corredate da alcune citazioni che adornano le pareti delle sale della mostra.


Gilles Villeneuve
mi era entrato nel cuore fin da subito e non a caso, a lui dedicai l’unico racconto autobiografico inserito in Scintille di neon (Giacomo Morandi Editore), il libro che ho scritto insieme a Fabrizio Canciani , e questo la dice lunga sul perché non potevo perdermi il grande omaggio che Milano ha deciso di dedicargli.
Ogni immagine che lo ritrae è un colpo al cuore e un pugno allo stomaco: sembra tutto così vicino, eppure sono già passati 35 anni. Qui non c’è posto per la tristezza, ma ce n’è tanto per il sentimento e la tenerezza, che diventa sconfinata di fronte al casco o a una delle prime tute indossate in gara, e sorprende vedere quanta grandezza ci fosse in un uomo di così bassa statura, tanto che il “gigante” Carlos Reutemann lo chiamava “tappetto”.


Le foto di Ercole Colombo catturano appieno le emozioni del momento, per rendercele nella loro attuale immediatezza, non limitandosi a documentare ciò che Villeneuve ha vissuto sulla pista, ma testimoniando la nascita di un mito vivente, un eroe dei nostri tempi, amato e ammirato per il suo stile tutto acuti ed esagerazioni, gli stessi motivi per cui venne spesso criticato da colleghi e giornalisti di tutto il mondo che lo chiamavano addirittura “aviatore” perché passava più tempo in aria che a terra. Ma intanto, per gli appassionati era già diventato un personaggio leggendario e all’interno della Ferrari era amatissimo per la sua semplicità e la sua disarmante onestà. “Sorridente, sempre; ironico, gentile, un ragazzo al quale affezionarsi in un baleno, con il timore segreto di perderlo, da un momento all’altro”, sono le parole che Giorgio Terruzzi utilizza per descriverlo.


La mostra si chiude con una sala dedicata al figlio Jacques che imparò a camminare nei box dei circuiti in cui il padre correva e che a sua volta imboccò la carriera di pilota di Formula 1, fino a vincere quel titolo mondiale che Gilles non riuscì mai a ottenere. Sì, perché nonostante le vittorie nei soli sei anni di carriera in Formula 1, Villeneuve non riuscì mai a conquistare il titolo mondiale. Ma conquistò il cuore di tutti, dando vita a un’emozione collettiva che portava dentro di sé un presentimento doloroso, perché per ogni telespettatore, su ogni circuito in cui correva, il terrore dello schianto era in agguato. “Non penso alla morte, ma accetto il fatto che sia parte del gioco, diceva. Lui, che aveva iniziato nel 1974 a correre sulle motoslitte nel natio Canada, si ritrovò a guidare i bolidi più potenti del mondo che spesso distruggeva, schiavo di una fissazione chiamata velocità, perché per lui non esisteva il campionato del mondo, per lui esisteva la gara. E per questo stesso motivo, come dice Mauro Forghieri (storico ingegnere della scuderia Ferrari che introdusse i primi “alettoni” in una monoposto di Formula 1), Fu più campione del mondo lui di tutti quelli che hanno vinto il campionato”.


Ed è così che queste immagini ce lo riportano. Una sensazione di emozione e malinconia, mista a entusiasmi e rimpianti è quella che mi pervade vedendolo sorridere, o alzare la coppa della vittoria verso il cielo, o ancora, con quel volto da bimbo contrariato per lo sgarro subito da Pironi. Rispetto, sincerità e lealtà erano i suoi valori e il tradimento da parte di colui che considerava amico fu l’inizio della sua fine. A Imola, il 25 aprile 1982, il suo compagno e amico non rallenta davanti al cartello slow esposto dai box per avvertire i piloti di mantenere le posizioni di gara, ma accelera e lo supera, quando il gioco di squadra prevedeva che fosse lui a rimanere in testa. Un tradimento, uno schiaffo: troppo per un uomo con l’anima, il volto e il cuore di un bambino. L’8 maggio, quattordici giorni dopo, a Zolder, Gilles torna in pista per l’ultima volta. Ha 32 anni e con un tripudio di bandiere con il numero 27 chiude gli occhi per sempre, compiendo quell’ultimo guizzo rabbioso e sconsiderato. E’ tutto qui, documentato dalle immagini di Ercole Colombo: scatti indelebili, per sempre commoventi. Scatti che mi riportano alla mente quella terribile scena, rivista dio sa quante volte in televisione, dove la Ferrari decolla in un volo spaventoso, prima di schiantarsi a terra, rimbalzare e disintegrarsi. E in un attimo, il corpo di Gilles viene scagliato in aria insieme al volante e al sedile, per precipitare a terra tra le reti di protezione, con il casco schizzato altrove.


Ancora oggi mi capita di soffermarmi a riflettere su quali possano essere stati suoi ultimi pensieri durante quell’ultimo volo e mi piace credere che pensasse a un modo per poter essere il più veloce anche tra le nuvole. Non può essere altrimenti per qualcuno che disse: Se è vero che la vita di un essere umano è come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l’attore protagonista e il regista del mio modo di vivere”.
Torno al punto di partenza della mostra e scrivo una frase sul muro delle dediche che introduce all’esposizione, saluto Gilles, guardando lo scatto che mostra il suo volto nascosto dal casco: i suoi occhi sono lì e per me non se ne sono mai andati.


WOW GILLES!  Villeneuve. Il mito che non muore.
Autodromo Nazionale di Monza

Fino al 22 luglio
giovedì e venerdì dalle 1o.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00;
sabato e domenica con orario continuato 10.00 – 19.00.
lunedì, martedì e mercoledì chiuso
Ingresso:  intero: 9 euro, ridotto: 7 euro (dai 13 ai 18 anni, over 65 e gruppi da 15 a 30 persone)
Scuole e bambini: 5,00 euro (bambini dai 6 ai 12 anni)

info: https://wowgilles.com/

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

1 Commento

  1. Pietro

    7 Maggio 2017 at 11:33 am

    Ho vissuto è ho pianto la morte di Gilles, uomo e pilota che difficilmente rivedremo mai nelle piste della F1.olttre Milano sarebbe stupendo riproporre la mostra anche a Palermo, nella sicilia dei florio terra di grandi appassionati di automobili da corsa.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.