INTERVISTE

Valerio, il trionfatore di Masterchef: ho vinto grazie alle mie nonne

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Ho cominciato a cucinare carpendo i loro segreti, che mi hanno portato a coronare un sogno. Anzi due, perché ora, dopo il successo in tv lavorerò con chef Barbieri

 

Il giovane vincitore di Masterchef è al settimo cielo per la proposta ricevuta dallo chef stellato. E come non esserlo… Valerio Braschi, ha iniziato il suo percorso a Masterchef da diciottenne e ora che ha appena compiuto diciannove anni, si appresta a dar corpo al suo sogno: lavorare a Bologna nel ristorante del pluristellato chef Bruno Barbieri, dove già lavora Maradona, un concorrente della scorsa edizione. La finale del reality più seguito della storia di Sky, che per una volta non è stata spoilerata, è stata vista da oltre un milione e mezzo di telespettatori e ha decretato il trionfo del giovane romagnolo, che con talento, grinta, passione e determinazione ha battuto le due avversarie: Gloria e Cristina. Molto più maturo, riflessivo e coraggioso di quanto la sua aria da diciottenne scanzonato ce l’ha fatto conoscere attraverso la televisione, Valerio sa cosa vuole e ha tutti i numeri e il talento necessario per ottenerlo.

Valerio raccontaci come è andata…
E’ andata che a due mesi dal diploma ho deciso di abbandonare il liceo scientifico per partecipare a questa meravigliosa avventura. Tutti mi davano del pazzo, tranne la mia famiglia, che invece ha sostenuto la mia scelta e ha voluto credere insieme a me alla realizzazione di questo sogno. Ho deciso di partecipare a Masterchef perché il mio più grande desiderio era quello di lavorare con Bruno Barbieri, ma solo oggi ho saputo che questo mio desiderio è diventata una realtà. Fin dall’inizio ho partecipato per vincere, anche se tutti pensavano che fossi troppo giovane per riuscirci.


C’è stato un momento in cui hai capito che potevi farcela?

All’inizio ero motivato dalla speranza e per le prime puntate ho fatto di tutto per tener nascosta la paura, che dietro le quinte mi assaliva perché ero il concorrente più giovane e dovevo scontrarmi con persone che oltre ad aver voglia di vincere avevano anche molta più esperienza di me. Quando poi siamo rimasti in dieci ho cominciato a crederci davvero.

La trasmissione è stata registrata sei mesi fa e da contratto hai dovuto mantenere il segreto fino a ora. Ma cosa hai fatto dopo la vittoria?
Mi sono iscritto da privatista alla scuola alberghiera, ho studiato tanto e fatto tanti esami e a luglio prenderò il diploma. Nel frattempo, ho scritto il mio libro Mistery Boy. La mia cucina ideale in 100 ricette (edito da Baldini&Castoldi) che uscirà il 20 marzo. In questo libro, che mi piace definire pop, ci ho messo tutto il mio estro e l’ho dedicato a mia nonna Elsa che è mancata due settimane prima della messa in onda del programma. Nel libro c’è tutto quello che per me è cucina, e per me la cucina è soprattutto Oriente.


Adesso cosa farai?

Prima di andare a lavorare da chef Barbieri mi voglio godere un po’ questo momento e partecipare ad alcuni degli eventi dove mi stanno chiamando e che ho deciso di fare insieme a Cristina (una delle altre due finaliste, ndr), con la quale sono diventato molto amico. Insieme ci divertiamo e abbiamo la stessa idea di cucina.

A che età hai cominciato a cucinare?
La prima padella l’ho presa in mano a tre anni: mettevo dentro prezzemolo, carote e aglio che regolarmente si bruciavano e mia madre si incavolava. Ho cominciato a cucinare seriamente tra la seconda e la terza liceo, carpendo tutti i segreti dalle mie nonne: una mi ha insegnato soprattutto a fare la pasta, l’altra, che purtroppo è mancata, faceva il più buon ragù che abbia mai mangiato in vita mia.


Qual è stata la tua reazione quando ti hanno detto che anche tu eri in finale?

Quando i giudici hanno detto il nome delle altre due finaliste e non hanno fatto il mio, mi stavo sentendo male. Quando poi hanno annunciato che quest’anno i finalisti sarebbero stati tre perché anch’io mi meritavo quel posto, sono impazzito dalla gioia e ho subito iniziato a pensare al menù da cucinare. Volevo che fosse innovativo e moderno, che stupisse i giudici, e per fortuna ci sono riuscito.

Che soddisfazione hai avuto a vincere contro due donne?
Con Gloria c’era molta rivalità, anche se è una bravissima ragazza e non si merita tutti gli insulti che le sono piovuti addosso nel corso di questi mesi, mentre con Cristina è stata dura perché è la mia migliore amica. Io sono contentissimo di aver vinto, ma, se avesse vinto lei, sarei stato altrettanto contento, perché le voglio un gran bene e so quanto vale.

In televisione si sono visti spesso rapporti tesi tra voi concorrenti, dietro le quinte com’è la situazione?
Dietro le quinte si sono creati dei legami seri. Non so come sia stato nelle precedenti edizioni, ma quest’anno abbiano dato vita a un gruppo di 15 persone che si frequentano e si vogliono bene davvero. Siamo sempre in giro per l’Italia per trovarci, per il puro piacere di stare insieme. E’ un bel gruppo e sono davvero contento.


Chi sono i giudici con cui hai legato di più?

Ho legato con tutti, ma sicuramente con Barbieri che è il mio idolo, c’è stato fin da subito un bellissimo rapporto. Ma ho legato anche con Cracco, che mi cazziava alla grande ma che mi ha insegnato tanto.

Qual è l’errore più grave che ritieni di aver commesso?
Quando ho sbagliato il piatto durante la prova dedicata alla cucina giapponese. Amo la cucina italiana, ma adoro la cucina nipponica e sono un vero fanatico della cucina orientale in generale, perciò sbagliare il mio piatto proprio in quella prova mi è dispiaciuto davvero molto. Mi sono comprato un libro di cucina cinese e l’ho letto talmente tante volte che ormai l’ho imparato a memoria e da lì ho cominciato a sperimentare l’utilizzo di alcuni ingredienti a me sconosciuti e che mi hanno appassionato. Adesso, grazie a questa vittoria, potrò finalmente coronare un altro sogno e cioè quello di andare in Oriente. Amo la cucina italiana, tradizionale e romagnola, per questo sono immensamente felice di andare a lavorare da chef Barbieri perché lì avrò l’opportunità di imparare le basi e la tecnica dove sono ancora lacunoso perché nessuno me le ha mai insegnate, ma se mi vedo fra trent’anni so che il mio ristorante avrà una tonalità molto asiatica.

Hai legato molto anche con Michele Ghedini, un altro giovane concorrente. A quando l’apertura di un ristorante insieme?
Un giorno lo faremo! Perché ci capiamo al volo e andiamo molto d’accordo. Michele è in assoluto quello che fa una cucina più simile alla mia: come a me, anche a lui piacciono gli abbinamenti più insoliti, le sperimentazioni, gli accostamenti più azzardati.

Dopo aver realizzato tutti questi sogni, sono certa che non smetterai di sognare. Qual è il prossimo?
Quello di partecipare a un evento con il Modena Calcio, di cui sono tifoso…

Come ti consideri rispetto ai tuoi coetanei?
Io credo e spero di essere l’esempio che si può fare tutto. Non bisogna aver paura di buttarsi in un mondo tanto più grande di te e così apparentemente lontano, anche se come me non ne hai neanche le basi. Io me le sono fatte da solo, sul campo, mettendomi in gioco e rischiando in prima persona, ma senza aver paura di provarci, perché altrimenti avrei vissuto tutta la vita con il rimorso di non averci provato.

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