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Selfie vietati alle star di Cannes: ne guadagna la salute mentale?

La direzione del Festival quest’anno proibisce ai divi di autoritrarsi sul red carpet. Anche se presa per motivi organizzativi, la decisione dà ragione agli scienziati convinti che fotografarsi con il telefonino sia una vera malattia

 

Il Festival di Cannes  ha deciso di mettere al bando i selfie. Il direttore della rassegna, Thierry Frémaux, ha stabilito che sul red carpet le uniche foto concesse saranno quelle dei professionisti autorizzati, mentre agli attori e alle attrici non sarà concesso farsi autoritratti con lo smartphone, pena l’esclusione dalla sala dove è in programma il film che li riguarda. Anche se Frémaux ha motivato  la sua decisione spiegando che quando le star si fermano per scattare dei selfie il programma “viene ritardato causando una vera disorganizzazione”, questo divieto si potrebbe leggere perfino come un provvidenziale intervento mirato a salvaguardare la salute mentale delle stesse star, salvandole dal rischio di ammalarsi di selfiteE’ così che  gli scienziati dell’American Psychiatric Association hanno battezzato quella che è una vera e propria malattia mentale. I risultati di una ricerca approfondita hanno messo infatti in evidenza il fatto che chi non può fare a meno di fotografare se stesso, con la conseguente pubblicazione dello scatto sui social, è un soggetto immaturo, con poca autostima e incapace di diventare quello che vorrebbe essere, che utilizza il meccanismo dell’autoscatto per costruirsi un’identità illusoria determinata dalla necessità di autoaffermarsi.

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Capiamoci: siamo tutti un po’ narcisisti e a tutti fa piacere ricevere l’apprezzamento degli altri, ma un conto è farsi fotografare, e un conto è fotografare continuamente se stessi. E’ in questo caso che il narcisismo diventa una patologia che dimostra il fatto di non riuscire ad avere delle relazioni reali con altre persone, tanto da essere costretti a fotografarsi da soli per mancanza di altri che possano farlo.
Come in tutte le cose, anche in questo caso, il paramento di giudizio è quello relativo alla misura. Il farsi un selfie ogni tanto, e magari in compagnia, rientra nei ranghi della goliardia, non certo in quelli dell’osservazione psicologica. Il problema nasce, e diventa malattia quando invece il numero dei selfie realizzati e pubblicati aumenta, arrivando a essere un rituale quotidiano. A tale proposito, gli psichiatri americani che hanno effettuato la ricerca, hanno stabilito quanto segue:

I TRE GRADI DELLA SELFITE

Selfite borderline: consiste nell’auto-scattarsi foto almeno tre volte al giorno, me senza pubblicarle poi sui social network e limitatosi a rimirarsi. Si tratta del livello più lieve del disturbo.

Selfite acuta: il soggetto scatta almeno tre selfie al giorno e decide di pubblicarli tutti sui social.

Selfite cronica: è la voglia incontrollabile di scattarsi fotografie in qualsiasi istante e per tutto il giorno. In questo caso i selfie vengono poi pubblicati in Rete almeno sei volte al giorno. Si tratta dello stadio limite e più grave del disturbo.

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Eppure il trucco per guarire dalla selfiite è semplice: basta anteporre la vita vissuta a quella virtuale, dove, invece di sprecare il tempo con gli autoscatti, quello stesso tempo viene impiegato coltivando sane e vere relazioni sociali nella propria quotidianità o impegnandosi in qualcosa che possa appassionare. Perché se è vero che la selfite non è certo una malattia mortale, la ricerca dimostra che, a lungo andare, aumenta le insicurezze di chi ne è affetto e ne impoverisce la vita interiore. Il consiglio è che se proprio non potete fare a meno di continuare a fotografarvi, almeno limitate la condivisione dei vostri autoscatti alle sole persone che appartengono al vostro mondo reale: in questo modo farete un favore ai social e a voi stessi. In alternativa, fatevi fotografare da qualcuno evitando di fare smorfie assurde: il risultato sarà sicuramente migliore. Sia per chi guarderà la vostra foto, che così non sarà costretto a vedere volti deformati ed espressioni idiote, sia per voi, che in questo modo dimostrate al mondo e a voi stessi di avere dei rapporti umani e non solo con l’obiettivo del vostro smartphone.

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