Most Beautiful Island ap
Most Beautiful Island ap

Ecco un film tutto al femminile sulle difficoltà di sopravvivenza

“Most beautiful island” racconta il disagio di un’immigrata che cerca di farsi largo e trovare un posto dignitoso in un Paese che non è il suo, in una società indifferente nei confronti di chi non ha in mano le chiavi del potere

 

Most Beautiful Island

most beutiful island locandina
di
Ana Asensio
con Ana Asensio, Natasha Romanova, David Little, 
Nicholas Tucci, Larry Fessenden, Caprice Benedetti

3 stelle cinema
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La mano femminile si percepisce subito in questo strano, sentito film, esordio alla regia della quarantenne attrice spagnola Ana Asensio, che ripercorre metaforicamente la sua vita, ovvero tutto il disagio di un’immigrata che cerca di farsi largo o semplicemente di trovare un posto dignitoso in un Paese che non è il suo, in una società indifferente nei confronti di chi non ha in mano le chiavi del potere.

Most Beautiful Island3
Luciana non ha i documenti in regola, è spagnola ed è approdata a New York, arrangiandosi come può. Lavora come baby sitter per due insopportabili bambini, si presta a far pubblicità a una catena di negozi vestita da pollo, si vergogna perché non ce la fa ad arrivare, ma non prova astio verso chi è causa delle sue difficoltà e neppure cerca rivendicazioni o riscatti. E’ troppo stanca e spaventata per lottare o anche solo per ribellarsi, perché tutte le sue energie le impiega per vivere e sopravvivere e per fare pace con un lutto del passato.
Ha poche amiche, tutte ai margini come lei, ed è proprio una di queste che un giorno le fa una proposta: partecipare a un party e intascare ben duemila dollari, forse anche qualcosa di più. Naturale che il primo timore sia quello della prostituzione, ma l’amica la rassicura: non sarà costretta a fare nulla che non voglia.

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Inizia così la sua discesa nei sotterranei di una città piena di segreti, dove gli interessi sporchi di cinesi e malavitosi russi si intrecciano, sulla pelle dei più deboli, al servizio dei più forti.

Most Beautiful Island 6
La mano femminile sta proprio nella costruzione dell’intreccio, che si allontana dai percorsi attesi e banali dello sfruttamento sessuale per approcciare in senso sia metaforico che letterale altri territori. Impossibile raccontare di più, senza rovinare la suspence, tenuta saldamente fino all’ultima inquadratura. La protagonista (e l’autrice-sceneggiatrice-attrice) fa i conti con se stessa, con la sua morale, mette in campo la sua forza e il quadro che ne esce è il dramma della sopravvivenza, ma anche i fragili equilibri delle amicizie femminili e la tentazione di lasciare per strada la morale.

Interessante film amato dalla critica, storia di nicchia che ci fa sperare in un prossimo lavoro di Ana, a cui non manca il talento d’autrice.

 

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