Sei saggia quando sai di non sapere

In un mondo pieno di improvvisati tuttologi, non è facile raggiungere la corretta conoscenza di un argomento trovando i giusti strumenti per discuterne. Ma un metodo c’è: fidarsi di Socrate


In una società sempre più mediatica, sembra che oggi tutti si sentano abbastanza competenti da poter parlare tranquillamente di qualsiasi argomento, dalla medicina alla politica, dall’economia alla pedagogia. Il metodo filosofico di cui lei parla ci può fornire gli strumenti per districarci in mezzo a questa mole di informazioni che ogni giorno invadono la nostra vita?                                                                                                          
Giovanna – Pavia

Sembra facile, ma in realtà è tutto molto complesso. Sembra facile, cioè, esprimere il nostro parere su qualsiasi argomento, come ormai tutti si sentono autorizzati a fare. In effetti, oggi possiamo fruire di molte più informazioni rispetto al passato e questa situazione ci porta a improvvisarci tuttologi. Ma non è certo la mole di dati che noi riceviamo passivamente a renderci “sapienti”. Le notizie, infatti, andrebbero sempre filtrate attraverso quello che in filosofia si chiama “pensiero critico”, un pensiero, cioè, che non si accontenta di accettare un’informazione, dandola per scontata e assodata, ma va a cercarne i fondamenti logico-razionali, lasciando spazio al dubbio, alla ricerca di senso e a una successiva ridefinizione. Tanto per cominciare, si dovrebbero separare i fatti (epistème) dalle opinioni (doxa), come già consigliava di fare (in tempi decisamente meno mediatici) il buon Platone. Troppe volte, invece, accettiamo “acriticamente” opinioni e notizie senza prenderci la briga di verificarle con un ragionamento alla portata di tutti noi. Ovviamente questo modo di pensare dobbiamo applicarlo anche in prima persona, quando siamo tentati di offrire opinioni e dare giudizi su ogni tema. Dunque, prima di esprimere un nostro parere su un certo argomento dovremmo concederci del tempo per poterci informare, reperendo più informazioni possibili, avendo anche la consapevolezza che non si può sapere tutto, perché nessuno è onniscente. Se poi, al momento, un argomento non lo conosco abbastanza, è preferibile tacere. Ricordate quello che dice Nanni Moretti nel film Sogni d’oro? “Tutti si sentono in diritto, in dovere di parlare di cinema. (…) Parlo mai di astrofisica, io? Parlo mai di biologia, io? Parlo mai di neuropsichiatria? Parlo mai di botanica? Parlo mai di algebra? Io non parlo di cose che non conosco! Parlo mai di epigrafia greca? Parlo mai di elettronica? Parlo mai delle dighe, dei ponti, delle autostrade? Io non parlo di cardiologia! Io non parlo di radiologia! Non parlo delle cose che non conosco!”. Avendo la consapevolezza di non poter essere esperti di tutto, dobbiamo anche trovare l’umiltà di ascoltare e di imparare da chi ne sa più di noi, mettendo da parte il nostro narcisismo e sapendo scegliere le fonti a cui attingere. Per esempio, se nutro un dubbio che riguarda la mia salute, è opportuno che mi rivolga direttamente a un medico o a un sito di medicina accreditato, evitando di cadere nella trappola di tanti sedicenti esperti online. Riassumendo, analizzare criticamente i fatti, reperire più informazioni possibili, verificare le fonti e astenersi da giudizi superficiali costituiscono le quattro fasi di un approccio che ci può portare il più vicino possibile alla “verità”. Si tratta di passaggi non faticosi come potrebbe sembrare: è solo una questione di esercizio e di volontà, che ci può preservare, però, dalle conseguenze negative di un’opinione o di un pensiero errati. Proprio quanto più crediamo di sapere, tanto più dobbiamo renderci conto di non sapere. Come insegna Socrate.

Scrivetemi a: annalisacantu@signoresidiventa.com

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Una risposta

  1. Peccato che informarsi, approfondire e confrontare sono concetti che richiedono tempo e capacità di valutazione, due elementi che il “sistema” che ci siamo creati attorno non concede.Viene molto più semplice fare zapping nei ricordi del sentito dire e (sempre che si tratti di problematiche non vitali, ovvio) ricorrere alla “sapienza” popolare. Inoltre, non è detto che l’informato risponda con criteri scevri da interessi “altri” (chi piazza protesi tenderà a piazzarne a ufo…). Il controllo e la divulgazione della “verità” dovrebbero essere a carico delle istituzioni e toccherebbe a loro impedire la diffusione di informazioni non veritiere, per esempio sui canali di stato. Invece.. Comunque è vero, nel nostro interesse approfondire dovrebbe prioritario, ma fidarsi della voce di chi ci rappresenta dovrebbe essere per lo meno SCONTATO.

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