Le provocazioni e le reciproche minacce tra Stati Uniti e Corea del Nord stanno spaventando il mondo. Ma se si trattasse solo di uno spettacolare e un po’ grottesco gioco delle parti? Era l’ipotesi del compianto Alan D. Altieri. Che partiva da Voltaire
Interlocurore K: Siamo pronti alla guera nucleare. Interlocutore T: La nostra pazienza strategica è alla fine. Interlocutore K: Il nostro super-brutale attacco preventivo sarà assolutamente spietato, lasciando dei nostri nemici e dei loro lacchè niente altro che cenere. Interlocutore T: Tutte le opzioni rimangono sul tavolo mentre la nostra “armada” procede inesorabile verso le coste dell’avversario.
Piccolo test x il lettore: lo scambio di retorica, tanto bellicosa quanto buffonesca, di cui sopra è espunto da:
1) un intro satirico di Ficarra & Picone per una recente puntata di Striscia la Notizia, subito prima del balletto delle veline; 2) un verbale di seduta psichiatrica su un paziente afflitto da MPD – Multiple Personality Disorder (Sindrome da Personalità Multiple) – allo stadio terminale; 3) un dialogo della sceneggiatura di Duke Nukem videogame FPS, First Person Shooter (sparatutto), per PC e Playstation; 4) un classico scambio verbale tra formazioni del parlamento ah-taGLiano (partito di appartenenza irrilevante); 5) un confronto tra tossici di crystal-meth, metamfetamina in cristalli, entrambi in camicia di forza, appena prima che per entrambi venga decretata la morte cerebrale.
Okay, choiches anyone? Che ne dite, sarà la 1 o la 4? Però magari anche la 5 potrebbe starci, o no? Oops… Dolente della pessima notizia ma, qualsiasi delle risposte abbiate scelto, è sbagliata.
Lo scambio di cui sopra è assolutamente reale, per altro tuttora in corso, tra i vertici del potere di Mr Donald J. Trump, presidente del Trumpistan, e Mr Kim Yong Un, caro leader della Repubblica Popolare della Korea del Nord. A tutti gli effetti, questi due signori, assieme ai loro ministri, generali, stati maggiori etc etc etc, stanno apertamente, tetramente, non solo thinking the unthinkable, pensando l’impensabile, ma addirittura planning the irreversible, pianificando l’irreversibile.
Le forze armate delle due Coree si trovano in stato di massimo allarme, l’aeronautica militare cinese, caccia-bombardieri e bombardieri in pieno armamento offensivo, sta compiendo voli di ricognizione a nord del Fiume Yalu, una “armada” –- termine letterale di Mr Trump –- della US Navy, portarei Carl Vinson classe Nimitz e unità di appoggio annesse, è in rotta dall’Oceano Indiano verso il 38esimo parallelo. Giusto per non farci mancare niente, bombardieri russi volano al largo dell’Alaska, scortati poi a opportuna distanza da intercettori della US Air Force e la Union of Concerned Scientists, Unione Sscienziati Preoccupati, ha spostato di trenta secondi verso la mezzanotte il cosiddetto Doomsday Clock, Orologio del Giorno del Giudizio, rappresentazione nemmeno troppo metaforica di quanto (poco) separa il mondo dell’autoannientamento.
A tutti gli effetti, nel giorno 101 del primo mandato del 45esimo presidente americano, il pianeta Terra sembra nuovamente bussare alla porta dell’inferno. Negli anni d’oro della guerra fredda, un simile pieno sfoggio di muscoli nucleari era definito brinkmanship, politica sull’orlo dell’abisso. Interessante, per certi versi unico nel suo genere, come Mr Trump –- eletto effettivamente dal basso su una piattaforma a base di America First, niente piu’ poliziotti del mondo, difesa dei confini etc etc etc –- appaia ora schierato esattamente su quelle medesime linee guida di intimidazione e aggressione verso l’esterno che da candidato aveva denunciato come la peste.
Molteplici le ipotesi di spiegazione per questo radicale voltafaccia a cento-ottanta gradi: Ipotesi n.1: a confronto con una Casa Bianca tutt’altro che stabile e con un’opinione pubblica tutt’altro che favorevole, forte della sua esperienza quale inimitabile entertainer da The Apprentice (You’re fired) Mr Trump potrebbe stare mettendo in atto una preordinata, premeditata distrazione mediatica globale, anche e non solo per mostrare all’ameriKano medio che an armed America is a READY America!, un’America armata è un’America PRONTA. Quanto piu’ si parla di guerra, tanto meno si parla Russiagate, conflitto d’interessi, ObamaCare e Melania sola soletta nella Trump Tower di New York. Davanti a un villain simultaneamente sinistro e ridicolo come il caro leader Kim, un giocoforza spettacolare di questo genere potrebbe addirittura funzionare. Per un po’. Ipotesi n.2) una II Guerra di Corea potrebbe essere da un lato un fenomenale affare per i consorzi degli armamenti –- un solo giorno di navigazione di una portarei classe Nimiz costa venti milioni di dollari, una sola ora di volo di un caccia-bombardiere F-18 costa venticinquemila dollari – dall’altro lato un cuneo espansionistico conficcato nell’Asia continentale in funzione anti-cinese, attualmente il peggior antagonista economico del Trumpistan. Ipotesi n.3) arrivare al limite, davvero al limite estremo della II Guerra di Corea –- bombardieri strategici sul “punto inizio attacco”, comandanti dei battaglioni di artiglieria pesante-semovente con le coordinate di tiro, forze speciali infiltrate in profondità per missioni di sabotaggio –- ma alla fine, proprio proprio all’ultimo momento, la nuova “armada” rimane certo invincibile ma anche invisibile. Fermi tutti, abbiamo schkerzato: “fia meglio i messi imperiali”. La Cina media, la Russia medita, il Trumpistan vigila, magari l’ONU (Oranizzazione Nullità Universali) manda pure un contingente di pace (eterna) di kaski blu dalla Nigeria. Hey, all we need is luv!
Inevitabilmente, quanto sopra è pura speculazione. Il cospirazionista tipo non avrebbe dubbi: tutti d’accordo, tutto pre-fatto, tutta una pantomima macabra. Ma con un’aggiunta imprescindibile: la componente psicotica. Il caro leader è (all’apparenza) un soggetto molto disturbato mentalmente dalle sue stesse farneticazioni, Mr Trump è (all’apparenza) un attore troppo consumato caratterialmente dalle sue stesse interpretazioni. Pessimo cocktail, quando su entrambi lati c’è il bottone rosso.
Nelle sue diagnosi, la storia è impietosa. Le nazioni possono commettere suicidio. La Germania si è suicidiata tre volte, Guerra dei Trent’anni, I Guerra Mondiale, II Guerra Mondiale. L’itaGLia si è a sua volta suicidata, II Guerra Mondiale. Anche la Cambogia si è suicidata, dittatura di Pol Pot. Anche il Rwanda, anche la Cecenia. Il suicidio dell’intero Medio Oriente è lungamente compiuto.
Che sia arrivato il turno della Corea del Nord e non solo?
Quale che sarà l’esito finale di questo confronto in bilico tra disperante e delirante, senza peraltro rinunciare al farsesco e al grottesco, uno dei piu’ grandi uomini di pensiero di tutti tempi lo ha ampiamente analizzato già secoli fa: “Il mondo è un manicomio nel quale l’universo getta i propri dementi”. Firmato: Voltaire.
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da brividi