Non è scritto che una relazione abbia bisogno della convivenza per essere felice. Le statistiche affermano che tra le persone con un’età maggiore di 51 anni che iniziano un rapporto, solo il 22% ha voglia di abitare col partner
L’altra sera sono stata ospite a casa di Dora, un’amica 57enne che vive una stabile ralazione di coppiada oltre 10 anni e ogni volta che la vedo insieme al suo Marco non posso fare a meno di provare quella sana invidia, quella che dà speranza. Mai visto due che si amino, si stimino e si rispettino più di loro! Lui non ha occhi che per la sua adorata Dora e lei per il suo amato Marco farebbe qualsiasi cosa. Chiedo a Dora: “Ma come fate?”. “Semplice”, mi risponde lei, “continuiamo a vivere ognuno a casa propria!”. E a giudicare da quanto sia idilliaco il loro rapporto, non posso fare a meno di pensare che funzioni davvero!
Dove sta scritto che per essere felici si debba vivere sotto lo stesso tetto?
Già, chi lo ha deciso? Ancora una volta la società, che ha sempre visto il vivere in coppia in un’unica abitazione come la fase definitiva del consolidamento di una relazione. Come se la considivisione degli spazi, della routine quotidiana e dei beni comuni fosse la conferma di una relazione consolidata. L’esempio di Dora e Marco in realtà dimostra come una profonda, solida e stabile relazione di coppia non abbia bisogno di una convivenza per essere tale. A tale proposito mi sono documentata e ho scoperto che le statistiche affermano che tra le persone con un’età maggiore di 51 anni che iniziano nuove relazioni, solo il 22% ha voglia di condividere una casa con il partner e che 35% delle persone che vivono sole, affermano di avere una situazione sentimentale stabile e appagante, pur senza aver scelto di convivere. Inoltre, la scelta di vivere a casa propria non non sembra ridurre la qualità e la durata della relazione, tanto che lo stesso studio afferma che un’alta percentuale di persone sta ancora insieme dopo 12 anni di relazione senza convivenza.
Over 50: ognuno a casa sua
Non è un caso se la maggior parte di chi afferma di aver scelto di vivere la propria relazione in case separate sia over 50. Per prima cosa, perchè con la maturità non subiamo più l’influenza della pressione sociale che determina che per essere una coppia si debba vivere insieme e poi perchè, chi ha passato la maggior parte della sua vita da sola non ha certo voglia di cambiare radicalmente le proprie abitudini. Perchè è innegabile che la convivenza, per pur meravigliosa che sia, determini anche dei cambiamenti importanti nella quotidianità e nel proprio modus vivendi tra le proprie mura. Stesso discorso vale per chi ha alle spalle lunghe convivenze o matrimoni. Prendete la sottoscritta: dopo 30 anni di matrimonio, finito per colpa di un ex marito che ha preferito la gatta morta di turno che ha 30 anni meno di lui – e di me-… ma chi me lo fa fare di ritrovarmi in casa un altro uomo per cui cucinare tutti giorni? Un altro uomo a cui riordinare i vestiti che semina per casa, a cui stirare le camicie e rammendare i calzini? Un altro uomo con cui litigare per il possesso del telecomando e per il bagno? Ma anche no!
Più liberi e felici
E’ questo che mi hanno detto all’unisono, Dora e Marco. Per la loro esperienza diretta infatti, l’aver scelto di vivere ognuno a casa propria, li fa sentire più liberi di vivere la propria relazione, perchè la non convivenza gli permette di scoprirsi e rinnamorarsi ogni giorno. Senza doversi sottomettere agli inevitabili vincoli che una convivenza comporta. Entrambi affermano di essere felici perchè in questo modo possono salvaguardare la propria privacy senza rinunciare all’intimità tra di loro, ma al contrario, di rendere ancora più profondi ed emozionanti questi momenti. “Dopo oltre 10 anni c’è ancora il piacere di prepargli cene gourmet, di stupirlo con i miei manicaretti” mi dice Dora, che aggiunge: “Mi piace sorprenderlo indossando completini sexy o creando un ambiente romantico con candele profumate. Stiamo insieme tutti i giorni e ogni giorno non è mai uguale all’altro”. Ecco, ad ascoltare le parole di Dora mi nasce spontanea una domanda: Quante di noi signore che condividono il proprio tetto con un partner si comportano come Dora? E quante invece accolgono il proprio compagno o marito in tuta e pinzone in testa? Già, quante?
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