RIFLESSI DI CINEMA

“Beautiful boy”, se in famiglia c’è un figlio nel tunnel della droga

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Dieci anni di vita di un padre a contatto con la devastante deriva di tossicodipendenze del suo ragazzo, con cadute e rinascite, con promesse e bugie, con sofferenze infinite che non risparmiano proprio nessuno

 

Beautiful boy

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Diretto da Felix Van Groeningen
con Steve Carell, Timothée Chalamet, Maura Tierney Amy RyanTimothy Hutton
Tratto dai best seller di David Sheff pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer

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C’è un pregiudizio nei confronti della droga, anzi ce n’è più d’uno. Argomento scomodo, da qualunque parte lo si prenda, terreno di scontri politici, di attacchi moralistici, di sottovalutazione del fenomeno che sta vivendo un’ennesima recrudescenza. Sempre di più e sempre diverse le sostanze sintetiche, alcune così pericolose che persino i chimici della polizia incaricati di analizzarle sviluppano allergie per il solo fatto di entrarne a contatto.

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Ci sono tanti modi per parlare (e ancora di più per non parlare) di droghe e dipendenze, questo film che ha qualche parentela con il recente Ben is back, con Julia Roberts, lo fa da una prospettiva molto essenziale: dieci anni di vita di un padre a contatto con la devastante deriva di tossicodipendenze del figlio, con cadute e rinascite, con promesse e bugie, con sofferenze infinite che non risparmiano nessuno dei contendenti.

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Storia vera (sempre di più all’origine di ogni film e serie Tv), raccontata in un libro, anzi due (anche il figlio Nic ne scriverà poi uno, dal suo punto di vista) e ancora prima sintetizzata in un drammatico articolo sul New York Times che suscitò moltissime reazioni di tutti quei genitori che nel calvario di David Sheff si riconobbero. Perché girare un film su questa storia? Perché il romanzo arrivò in cima alla classifica dei libri più venduti, ovvio, ma anche perché è giusto che le persone sappiano, ad alcuni può essere di conforto, per altri di monito, quanto ai più giovani vederlo non può che far loro bene.

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Non sto a raccontarvi la storia, potete figurarvela dati i protagonisti: un padre che adora il figlio, la ex moglie che vive da un’altra parte con un nuovo compagno, la seconda moglie del padre e i due figli più piccoli. In mezzo Nic, prima ragazzo sensibile adorato da tutti, poi, fin da giovanissimo, in un’inarrestabile deriva sempre più perso, fino a rischiare la vita. La regia è giustamente misurata, perché più una storia è drammatica, più conviene smorzare gli effetti, le interpretazioni perfette, soprattutto per Timothée Chalamet (già protagonista di Chiamami con il tuo nome) che si immerge totalmente nel suo personaggio, totalmente e dolorosamente.

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Per saperne ancora di più, raccomando la lettura del libro. Certo, dovunque ci si giri, film, romanzo, realtà, la faccenda della droga è una bruttissima storia, dove sembra che vincere sia impossibile. Ma ignorare un problema non ha mai aiutato nessuno a risolverlo.

 

 

 

 

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