Contro la violenza sulle donne non basta mobilitarsi solo oggi

Portare l’attenzione su questo grave problema in occasione della giornata mondiale istituita proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come stupri e femminicidi è importante. Ma bisogna che il minuto di silenzio odierno sfoci poi in 8759 ore di autentica attenzione

 

“Quando si violentano, picchiano, stuprano, mutilano, bruciano, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale  della vita su questo pianeta. Si forza quanto é nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo, a essere piegato, sterile e domato“.
In tanti hanno scritto in merito alla violenza, nomi illustri come Martin Luther King e Nelson  Mandela, tra gli altri, ma io ho voluto riportare queste parole di Eve Ensler, poetessa e drammaturga statunitense, in quanto mi sembrano riflettere meglio lo stato d’animo e la disperazione interiore di chi, come lei, è stata vittima di violenza e, cosa più odiosa, perpetrata nei suoi confronti dal padre.
La frase della Eisler nella sua drammatica semplicità riassume il dolore di una donna e oggi, nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, deve suonare di invito e monito per una riflessione attenta e sincera da parte di chi, donna o uomo che sia, è sensibile a questo problema e non si limita a un breve moto di indignazione.
Perché, se è naturale che quando le cronache e le trasmissioni televisive si soffermano per lo spazio di qualche ora su un ennesimo episodio di femminicidio o di violenza nei confronti di una donna tutti provino un sentimento di solidarietà nei suoi confronti, la repulsione, il disgusto e la condanna, non si devono esaurire nello spazio di ventiquattro ore, per riaffiorare solo dopo un nuovo tragico episodio riferito dal Tg della sera.

donna violenza
Perché questi crimini, pur nella loro quasi diuturna frequenza, non rappresentano che una parte infinitesimale degli atti di violenza che non verranno mai alla luce (solo il 7% delle vittime ha la forza di denunciare), perché dalle vittime stesse  taciuti per paura di ulteriori ritorsioni o per una ingiustificabile percezione di vergogna o di un illogico senso di  colpa. O peggio ancora per una assurda forma di sudditanza della donna nei confronti del maschio,  quando la violenza si consuma all’interno delle mura domestiche.
Purtroppo anche nei commenti di chi condanna questi atti esecrabili, c’è troppo spesso una riflessione che può agire da alibi verso chi non merita nessuna attenuante, su chi è soltanto un delinquente della peggior specie, meritevole delle condanne più esemplari, per espiare in  carcere le sue malefatte.
Dichiarare che chi sfoga sulle donne la sua bestiale violenza, spesso vuole con ciò reagire alla sua debolezza, vuole trovare una rivalsa ai suoi insuccessi nella vita, vuol dimostrare a se stesso di essere un vero uomo, mi sembra non solo assurdo ma molto ingeneroso nei confronti delle sue  vittime. Le quali devono farsi forza, vincere ogni senso di vergogna e di pudore, o  peggio ancora, di generosa comprensione  verso chi le opprime e terrorizza e, con un gesto di ribellione, devono trovare il coraggio di presentare una denuncia che le liberi per sempre da una situazione invivibile.
Solo così potranno riappropriarsi della loro vita e forse, nel tempo, anche le ferite  profonde che bruciano nel loro cuore, riusciranno a cicatrizzarsi e i loro incubi notturni  si diraderanno con il trascorrere del tempo.
Ma perché possano raggiungere questi  obiettivi, serve l’aiuto di chi vuole essere al loro fianco con sincera solidarietà.
Oggi 25 novembre, come ogni anno nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ci viene chiesta un’ora di silenzio per una riflessione su questo grave problema. Ma non dobbiamo limitarci al silenzio di  60 minuti. Ci rimangono 8759 ore a disposizione nel corso di un anno per esprimere la nostra indignazione.

 

 

 

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