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Cosa resterà di Sanremo 2020? Troppa roba, ma poche canzoni

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L'edizione n.70 del Festival è stata una lunghissima maratona nella quale i cantanti in gara sono stati annacquati. E' stata una mancanza di rispetto nei confronti degli artisti, ai quali è stata tolta visibilità. Eppure qualcosa non ce lo scorderemo

Il Festival di Sanremo ormai da decenni lo si guarda solo per criticarlo e, per non essere fuori dal coro, voglio fare anch’io il classico bilancio finale e unirmi ai commenti che sentirete nei prossimi giorni in metropolitana, proprio da quelli che la settimana scorsa giuravano che non vedevano più Sanremo dal 1968 e che oggi ascoltano solo “i cantautori e la musica jazz”.

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Domenica 9 febbraio – ore 2.46: anche questo settantesimo Festival di Sanremo l’abbiamo portato a casa. Ha vinto Diodato. La canzone mi piace e lui ci stava provando da un po’. Recentemente aveva infilato un pezzo molto bello nella colonna sonora dell’ultimo Ozpetek e quest’estate aveva pubblicato un singolo carino, che però era passato sotto silenzio. Questa volta la consacrazione ce l’ha avuta, vediamo se riuscirà a mantenerla. Gabbani al secondo posto è una piacevole conferma, soprattutto per il fatto che il pezzo non è certo un clone di Amen o Occidentali’s Kharma, quindi una sfida che il cantautore vince alla grande. Aspettiamo con curiosità il nuovo album in uscita il prossimo venerdì, con la certezza che conterrà molte altre cose interessanti. I Pinguini Tattici Nucleari arrivano terzi: sono bravi, divertenti, bellini, il pezzo è squisitamente festivaliero, ma il retrogusto è un po’ quello di un dèja-vu. Vi ricordate due anni fa? Arrivarono a Sanremo altri illustri sconosciuti provenienti dalla scena indie, Lo Stato Sociale, bravi, divertenti, bellini, con un pezzo  squisitamente festivaliero. Loro si classificarono addirittura secondi, ma avevano anche la “vecchia che balla”, e forse è proprio questa l’unica differenza è questa.

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Liquidato il podio, per cosa ricorderemo questo Festival? Certamente per le serate interminabili, che non si sono mai concluse prima dell’una e mezza del mattino. Nemmeno Pippo Baudo ai tempi delle tre categorie di cantanti era riuscito ad allungare la minestra così! Ieri sera per la proclamazione del vincitore, il pubblico in sala ed i telespettatori RAI hanno dovuto gustarsi nell’ordine: una gag interminabile tra Ama e Fiore, la Leotta che canta Ciuri Ciuri, la promozione del film di Abatantuono, un balletto, un segmento di 13 minuti di Vittorio Grigolo e l’esibizione della band latinoamericana Gente de Zona. Ecco, questa è mancanza di rispetto nei confronti sia degli artisti in gara, ai quali si porta via visibilità, sia soprattutto del pubblico, perlomeno di quello che non soffre d’insonnia. Tutto ciò anche suffragato dalle dichiarazioni in conferenza stampa del direttore artistico, che alle lamentele sulle “ore piccole“ rispondeva con la consueta simpatia che si dormirà di più la settimana prossima. In ogni caso i risultati ufficiali arrivano dopo le due e mezzo, anche se da quasi un’ora su passavano continuamente nelle News a scorrimento di Sky, visto che l’organizzazione era stata costretta a darli all’1 e 50 ai giornali, che dovevano andare in stampa.

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Ricorderemo (forse) che Sanremo Giovani è stato vinto da Alessandro Gassman (si, proprio il figlio di Alessandro, bravo e bello proprio come il padre e il suo ancor più celebre nonno Vittorio) e che con un regolamento incomprensibile a eliminazione diretta sono stati messe subito fuori gara due tra le proposte più interessanti della categoria,  quelle di Eugenio in Via di Gioia e di Matteo Faustini, che vi invito a riascoltare su YouTube. Qualcuno può spiegarmi perché la sezione Giovani non può avere una classifica generale dal primo all’ottavo posto, dove tutti i brani vengono messi a confronto? Ancora non si è capito.

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Ricorderemo certamente gli outfit di Achille Lauro. Può piacere o non piacere, ma finalmente un po’ di creatività. Si è urlato al plagio, alla clonazione, ma era chiaro che si trattava di libera ispirazione e omaggio a grandissimi come Cher, Renato Zero, David Bowie, fino alla serata finale dell’immagine Elisabettiana con tanto di saluto finale. Fuori concorso. Oltre.
Ricorderemo il MorganBugoGate, a seguito del quale un passaggio quasi invisibile sul palco dell’Ariston è diventato protagonista assoluto proprio alla vigilia della finale. Sarà anche stato squalificato, ma tanta tanta tanta visibilità.

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Poi tutti questi “vecchi”: la reunion dei Ricchi e Poveri, che però fa ballare tutto l’Ariston e improvvisare un trenino in sala stampa, coinvolgendo gente che, per un fatto anagrafico, manco sapeva che i componenti in origine erano quattro. Massimo Ranieri, che malgrado i duecento anni che gli danno gli onniscenti del bar sport, affossa completamente Tiziano Ferro nel duetto di Perdere l’amore. E poi che dire della sovranista Rita Pavone? In barba a tutto il veleno che le è piovuto addosso, ha tenuto quel palco con la padronanza e l’energia che pochi altri hanno saputo fare. Oltretutto mettendo in gioco una carriera ultracinquantennale col rischio di finire in classifica dopo il ragazzino ex talent con un album e mezzo alle spalle.

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Poi che altro ci resterà in mente? Ah, magari non tutte perché erano davvero troppe, le co-conduttrici: quelle un passo indietro, quelle un passo avanti, quelle bellissime ma che sanno anche scrivere. Quelle fidanzate o sposate con questo o quello, quelle famosissime vattelapesca dove… Ah! C’era anche la Clerici, ma lei non conta, fa davvero la presentatrice!

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Infine ricorderemo le performance un po’ appannate di Tiziano Ferro, che abbiamo sentito piuttosto fuori forma e le matte risate (spesso magari un po’ esagerate) di Amadeus alle gag di Fiorello (spessoun po’ in bilico fra l’avanspettacolo e il villaggio vacanze). Il problema è che queste cose non resteranno solo un ricordo: a seguito di ascolti da record, pare che torneranno anche l’anno prossimo. E visto che siamo a Sanremo… stessa spiaggia stesso mare! Appuntamento al Festival 2021!

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