RIFLESSI DI CINEMA

Se basta “Appena un minuto” per cambiare il corso di una vita

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Il nuovo film di Francesco Mandelli si basa sulla reiteraziona temporale, un po’come "Il giorno della marmotta" o "Sliding doors". Solo che il giochino si riduce a una serie di sketch sfilacciati con abuso del trash

 

Appena un minuto

Appena un minuto locandina

Un film di
 Francesco Mandelli
Con Max Giusti, Paolo Calabresi, Dino Abbrescia, Susy Laude, Luigi Luciano, Loretta Goggi, Massimo Wertmuller, Antonella Fassari

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Lo so, non sono la spettatrice giusta. Guardo poco la Tv, non mi scateno nello shopping, per non parlare delle discoteche. E poi non mi entusiasmano gli eccessi. Soprattutto mi sa che non ho l’età giusta. Insomma, questa terza prova del pur simpatico, sveglissimo e anche intelligente Francesco Mandelli mi lascia molto molto tiepida. Comincio dai pregi, dai. Allora gli attori sono tutti gradevoli e alcuni anche molto bravi, dai collaudatissimi Loretta Goggi e Massimo Wertmuller in ruoli di secondo piano al calibrato protagonista, Max Giusti. Le buone intenzioni ci sono, per esempio, l’idea di partenza: lavorare intorno alla reiterazione temporale, un po’ Il giorno della marmotta, un po’ Sliding doors passando per Ritorno al futuro (non dimentichiamo però Non ci resta che il crimine, di Massimiliano Bruno). Però, però… si arranca, si arranca.

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La storia di Appena un minuto ricalca tanti personaggi da commedia italiana con gente che s’arrangia. Al povero protagonista non ne è mai andata bene una: matrimonio a monte, con l’ex moglie fra le braccia di un personal trainer, figli senza troppo cervello, madre apprensiva. E un padre che gli rinfaccia di aver perso l’unico bene di famiglia, un negozio. Insomma, non c’è niente da ridere e non c’è neppure un soldo, perché i tempi e il lavoro sono quelli che sono.

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Finché l’acquisto per meno di dieci euro da un cinese di uno smartphone non rimette tutto in gioco: il telefonino possiede la particolarità di far tornare indietro il tempo di un minuto. Aggiustando un sacco di cose, dalle frasi sbagliate verso una donna che si vuole conquistare, al tamponamento al portare a compimento una vendita. Dammi un minuto e ti ribalto la vita.

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Però il film si riduce a una serie di sketch sfilacciati e mette in fila tutto il peggio del trash contemporaneo. Con una sarabanda di luoghi, abiti, pettinature e modi di esprimersi da puro brivido.
O non ho capito e il film andava interpretato come una critica alla società in cui viviamo?

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Va be’, per simpatia lascio ancora una chance (ma non oltre) a Francesco Mandelli, che di suo si merita di più dei Soliti idioti. Consiglio comunque un lavoro un filo più accurato in fase di scrittura… Qualunque film ne guadagna.

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