INTERVISTE

Debora Caprioglio: i miei 48 anni li prendo di petto

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Per tanto tempo ho messo da parte le mie “curve” per dimostrare che ero molto di più, che c'era dell'altro oltre al fisico. Ora che ho mostrato a tutti quello che valgo, posso anche tornare a mostrare... dell'altro. Da donna adulta e consapevole

 

La bellezza e l’armonia fisica sono l’attrazione primaria per una donna, ed è sempre più difficile dimostrare che la bravura in ciò che si fa sia pari e forse oltre l’esteriorità. Ma Debora Caprioglio questa sfida l’ha vinta, eccome. E oggi, a 48 anni, si riappropria di quelle “curve pericolose” che tanto piacquero a Klaus Kinski (che la lanciò nel mondo dello spettacolo a soli 18 anni) e che la fecero diventare la musa ispiratrice di Tinto Brass. Grazie a un altro regista, Patrick Rossi Castaldi, che la dirige nella commedia “Alla faccia vostra” di Pierre Chesnot, al teatro Manzoni di Milano fino al 19 marzo, e dall’anno prossimo a Roma. Lo fa con ironia, allegria e assoluta consapevolezza di donna. Di donna con la “straordinaria capacità di ridere anche di ciò che l’uomo riesce a pensare di poter fare di lei”, sottolinea Rossi Castaldi.

 


Debora, nella commedia “Alla faccia vostra”
la troviamo ancora una volta accanto a Gianfranco Jannuzzo: ormai fate coppia fissa!
Proprio così: io e Gianfranco siamo una coppia di fatto, teatralmente parlando. Ci siamo rincorsi a lungo, poi ci siamo trovati tre anni fa con È ricca, la sposo e l’ammazzo e non ci siamo più lasciati. Tra di noi si è creato un grande feeling artistico – professionale e un’intesa che sul palcoscenico non è mai scontata.

Lei interpreta Angela, una vistosa e procace quarantenne…
Il mio personaggio è un po’ quello di una zoccola, diciamocelo; sono la moglie di Stefano, ma l’ho sposato solo per interesse. Quando ricevo la notizia della sua “morte”, sono in Costa Azzurra, con il mio amante e lì mi auguro di rimanere grazie all’eredità.

Si è divertita ad interpretare questo ruolo?
Mi diverto molto a interpretarlo, perché sono una “marchesa” procace e avvenente, un personaggio, direi… di petto! Con lei finalmente mi riapproprio della mia fisicità! Ho iniziato a 18 anni puntando molto sul mio fisico – non rinnego niente, anzi, credo che quando si è giovani sia anche legittimo farlo – poi per anni ho cercato di puntare su altro, mortificando un pochino la mia sensualità, la mia procacità, i punti forti del mio corpo, dimostrando che “oltre le gambe c’è di più”, come recita la famosa canzone (di Sabrina Salerno e Jo Squillo, ndr). Ora, dopo aver fatto dei personaggi “cozza”, chiusa e infagottata nei vestiti, mi sono detta: “Questa volta mi sfogo, voglio titar fuori, finché mi è possibile, il mio fisico”.

 

Foto Instagram

È una nuova Debora un po’ sopra le righe dunque?
Ma no, lo faccio in modo elegante e garbato comunque. Mi piace giocarci e ridere ironicamente come può fare una signora della mia età.

Mai prendersi troppo sul serio…
Questa è la cosa più importante; e io, attraverso Angela, rido di me, mi prendo in giro. Lei si presenta sulla scena in modo molto fashion, scenografico, non avrei potuto interpretarlo se non con ironia e strizzando l’occhio al suo modo di essere. E anche al mio.

È vero che la tua bellezza è stata anche un intralcio nel dimostrare il suo reale valore di attrice?
Io amo molto le sfide. Diciamo subito che la bellezza e l’armonia fisica sono l’attrazione primaria per una donna, ed è sempre più difficile dimostrare che la bravura in ciò che si fa sia pari e forse oltre l’esteriorità. E’ vero, devo dire che all’inizio della mia carriera ho puntato molto sulla mia fisicità, anche perché ho cominciato a fare cinema che avevo 18 anni, ed era molto difficile puntare soltanto sulla bravura. Come si dice, “nessuno nasce imparato”.


Cos’è cambiato in Debora Caprioglio dal punto di vista professionale e umano da Tinto Brass a oggi?
Sono passati quasi trent’anni e, anche se sono maturata, devo dire che la voglia di curiosità e di imparare è rimasta sempre la stessa. Esattamente come la mia ambizione di migliorare, di fare tante cose, di non fermarmi mai, perché è solo così che si dà un senso a ciò che si fa. In me non c’è mai stata una sorta di pigrizia, né la tentazione di adagiarmi sugli allori. Tuttavia, come donna ricordo ancora con piacere quell’esuberanza dei miei vent’anni.

Mai pentita di qualche scelta fatta?
Mai e poi mai. Se dovessi tornare indietro, rifarei le stesse cose.

Dopo gli esordi torna a scoprire la sua femminilità e a giocare con la sensualità. Ne sentiva un po’ il bisogno?
Sì, sentivo il bisogno di riappropriarmi di tutta me stessa. Con gli anni ho messo da parte le mie “curve” per dimostrare che Debora Caprioglio era molto di più, che c’era dell’altro oltre al fisico. Ora che ho mostrato a tutti quello che so fare davvero, posso anche tornare a mostrare… dell’altro. Da donna adulta e consapevole, naturalmente.

 

Foto Instagram

Si è mai pentita del suo passato di “curve pericolose”?
Assolutamente no.

Qual è il suo rapporto con la Debora di allora?
Faccio sempre fatica a guardare al passato in quanto tale. Il passato per me è in realtà un presente, perché tutto quello che faccio sia nella vita che nella professione attinge a quello che ho fatto prima. Mi sento un po’ un baule, non fisicamente, ma come somma di esperienze, e da quel baule ogni momento attingo qualcosa del passato che mi serve, come un vestito vintage che può tornare di moda oppure essere tenuto lì per la prossima occasione…

Il suo futuro sarà…
Vedo qualcosa di fluttuante, come del resto è stata tutta la mia vita professionale. Continuerò a stare nel mondo dello spettacoli finché regge la salute. E siccome credo di essere ancora abbastanza in forze…

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ALLA FACCIA VOSTRA
di Pierre Chesnot
Regia di Patrick Rossi Castaldi
Teatro Manzoni
Via Manzoni 42, Milano
http://www.teatromanzoni.it/manzoni/
fino al 19 marzo
Dall’autore de ”L’inquilina del piano di sopra” un vero e proprio meccanismo ad orologeria fatto di tempi perfetti, di entrate ed uscite a ripetizione e di continui colpi di scena. Intrighi, sotterfugi, equivoci, ipocrisia, per una vicenda che mette a nudo la parte più meschina e cinica dell’animo umano, che dovrebbe scandalizzare, ma che invece cattura lo spettatore, coinvolgendolo in un vortice di comicità e regalandogli due ore di divertimento e risate.

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