Che si tratti di prime o di seconde nozze o del coronamento di una lunga e collaudata convivenza, le unioni in chiesa o in municipio tra over fifty non hanno nulla da invidiare a quelle tra persone più giovani. E, se la sposa osserva alcuni piccoli accorgimenti di bon ton, la festa è assicurata
Secondo gli ultimi dati Istat nel 10 per cento dei matrimoni religiosi o civili celebrati oggi in Italia almeno uno degli sposi ha più di 50 anni. Si tratta di uomini e donne che hanno alle spalle una precedente esperienza di vita coniugale, o di coppie che dopo anni di convivenza decidono di “regolare” la loro unione o di “prime volte” per entrambi, caso più raro, ma anche più romantico perché dimostra ancora una volta che il grande amore non ha età. In ogni caso, questi matrimoni anagraficamente tardivi non hanno nulla da invidiare a quelli celebrati tra persone più giovani e, anzi, presentano perfino qualche vantaggio.
Quando si è over fifty – e questo vale soprattutto per le donne – non ci si “deve” sposare perché genitori, parentela e convenzioni sociali spingono in quella direzione, né perché si è verificato un “incidente di percorso” e quindi occorrono le classiche nozze riparatrici, a costo di presentarsi all’altare o in Comune affondando un pancione di otto mesi, ma solo ed esclusivamente per celebrare l’amore e un’unione salda e sincera, per far sapere al mondo quanto si possa ancora dare e ricevere e quanto la vita di coppia possa significare crescita, complicità e gioia a prescindere dall’età.
Per coloro che sono al primo matrimonio perché si sono incontrati in età matura la festa è in un certo senso ancora più inaspettata e prelude a una novità assoluta, la vita matrimoniale, che in genere viene affrontata con lo stesso entusiasmo degli sposini trentenni. Ma più frequente è il caso di nozze che vengono celebrate dopo una lunga convivenza dalla quale sono nati anche dei figli, che possono diventare – come vedremo – protagonisti della cerimonia accanto ai genitori.
Ma, in ogni caso, protagonista assoluta di un matrimonio resta sempre, a qualunque età, la sposa. La quale, se ha varcato la soglia dei 50, deve comunque attenersi ad alcune regole fondamentali per quanto riguarda il proprio look perché la sua maturità va valorizzata con gusto e garbo. Innanzitutto è preferibile che eviti il tradizionale abito bianco, soprattutto (ma non solo) se si tratta di seconde nozze: meglio optare su un vestito color pastello chiaro o su un classico tailleur, lasciando alle giovani sposine il tipico abito lungo e voluminoso, nonché il velo alla Lady Diana.
E veniamo alla cerimonia. Se uno dei momenti più attesi dagli invitati a un matrimonio è tradizionalmente l’arrivo della sposa al braccio del padre, questo non può valere per chi o alle seconde nozze (sia perché magari ha già rispettato quel rituale in più giovane età, sia perché il padre è probabilmente un signore ottantenne che mal si presta al ruolo di accompagnatore della figlia), né per la donna che convive da tempo con lo sposo: meglio quindi che i due entrino insieme, rafforzando l’idea di un amore già consolidato al quale il rito religioso o civile aggiunge solo un carattere di festosa ufficialità… sociale.
Quando poi ci sono figli la loro partecipazione alla cerimonia come parte attiva può risultare simpatica e commovente e il loro ruolo può essere deciso in accordo con i genitori, senza però che si sentano obbligati, sapendo che saranno comunque ben felici di partecipare alle nozze di mamma e papà e di vederli felici come non mai.
Per quanto, infine, riguarda i festeggiamenti, saranno probabilmente meno scatenati di quelli di un matrimonio tra due giovani, ma anche più coinvolgenti, proprio per l’eccezionalità di un evento che si è atteso per tanto tempo e per la consapevolezza di sposi e invitati. E poi, dulcis in fundo, c’è la prima notte di nozze che di certo non sarà una… primiere assoluta, ma che mantiene inalterato il suo fascino e il suo eccitante mistero.Perché, come l’amore, anche la passione non ha età…
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