Dalla rassegna ligure sono usciti dal 1951 a oggi brani entrati nella storia della musica leggera italiana. Ma non tutti hanno avuto successo al primo ascolto e, anzi, molti hanno raggiunto il successo dopo essere state bocciati dalle giurie. Come quelli che vi riproponiamo in questa classifica
Questa è la settimana in cui si finisce inesorabilmente a parlare del Festival di Sanremo. Tutti lo snobbano, nessuno lo guarda, è una cosa obsoleta e di nessun interesse, una sorta di dinosauro televisivo e musicale… ma – chissà com’è – nei bar, sui tram e negli uffici per cinque giorni si parlerà quasi solo di questo. Oltretutto se ne parlerà dicendo sempre le stesse cose, citando sempre i soliti nomi e riascoltando sempre le stesse canzoni. Ma Sanremo nel bene e nel male, con i suoi caratteristici alti e bassi, ci ha accompagnato per ben 69 anni della nostra storia sfornando canzoni che, magari di nascosto, abbiamo ascoltato o cantato tutti. E non parlo solo di Nel blu dipinto di blu o Maledetta primavera. Ci sono canzoni nate sul palco del Casinò o dell’Ariston che poi hanno brillato di luce propria e che magari in molti nemmeno sanno che sono uscite da lì. Ne ho scelte dieci, di diversi periodi storici, e vorrei idealmente riascoltarle con voi.
Il ragazzo della via Gluck
1966 – Adriano Celentano
Quell’anno a Sanremo Adriano avrebbe dovuto portare un altro pezzo, Nessuno mi può giudicare, che era già stato inciso ed era pronto da mandare in commissione. Le dinamiche discografiche però, riassegnarono quella canzone alla debuttante Caterina Caselli, che ne fece il suo brano-simbolo e raggiunse il secondo posto sul podio. Il ragazzo della via Gluck non entrò nemmeno in finale, ma la storia del cemento che inghiotte via via le campagne intorno a Milano è il primo step di Adriano nel suo impegno a favore dell’ambiente che porterà avanti per tutta la sua carriera. Ancora oggi, per tutti, Adriano Celentano è il ragazzo della via Gluck.
La musica è finita
1967 – Ornella Vanoni
https://www.youtube.com/watch?v=d0L15AiI9Ao
Un’edizione controversa quella del 1967, segnata dalla morte di Luigi Tenco, ma caratterizzata dalla presenza di grandi interpreti, italiani e stranieri, e da grandi canzoni. Su tutte ho scelto questo brano splendido, scritto da Franco Califano e Umberto Bindi, un cantautore che l’ottusa mentalità di quegli anni ha poi messo ai margini a causa della sua omosessualità. Ornella Vanoni ne darà un’interpretazione superba, classificandosi al quarto posto e facendola diventare uno dei suoi più grandi successi. Come spesso accadeva in quegli anni, le canzoni di Sanremo varcano i nostri confini e vengono tradotte e reinterpretate all’estero: La musica è finita, per esempio, diventerà Our song, su un rarissimo 45 giri di Robert Plant, prima della nascita dei Led Zeppelin.
La voce del silenzio
1968 – Dionne Warwick
https://www.youtube.com/watch?v=nNIvR6DK1C0
Dionne Warwick nel 1968 era al suo secondo Festival di Sanremo. Il crescendo de La voce del silenzio sembrava scritto apposta per la sua vocalità, ma pur accedendo alla finale, si classifica all’ultimo posto. Mina però nota il brano, scritto da Mogol con il suo amico Paolo Limiti, e lo esegue dal vivo qualche mese dopo in occasione del concerto alla Bussola per festeggiare i 10 anni di carriera. Da allora farà sempre parte del suo repertorio diventando un classico della musica leggera italiana.
Vado via
1973 – Drupi
https://www.youtube.com/watch?v=mmzQKeuiMqU
Gli Anni 70 sono gli anni più bui del Festival di Sanremo, ma ogni tanto qualcuno si fa ancora notare, anche al di fuori dei confini nazionali. Drupi, idraulico pavese appassionato di musica, con solo un paio di 45 giri alle spalle, approda sul palco del Casinò con la sua voce roca e un brano che esce dai canoni della “canzone sanremese”. Come prevedibile, arriva penultimo nella classifica finale, ma il brano viene inaspettatamente apprezzato all’estero, soprattutto in Francia e Spagna, dove ancora oggi ne vengono realizzate nuove versioni, l’ultima, pochi mesi fa ad opera del cantante spagnolo Sergio Dalma.
Per Elisa
1981 – Alice
Il 1981 è l’anno che consacra la rinascita del Festival e Per Elisa è la canzone vincitrice, l’unica canzone vincitrice che “riascolterò” oggi con voi. L’ho scelta perché venne forse un po’ oscurata dalle lacrime di Loretta Goggi o dalla vicenda dei Ricchi e Poveri che licenziarono Marina Occhiena proprio in quella sede, ma Alice, con il suo sguardo aggressivo, i pantaloni in pelle e look “spettinato” è indubbiamente uno dei momenti migliori di quel Festival. La sua Per Elisa, che ancora oggi molti non sanno che è una metafora della droga, è semplicemente magnetica.
E non finisce mica il cielo
1982 – Mia Martini
https://www.youtube.com/watch?v=7ieR9iVptb4
Il Sanremo dell’82 è ricordato per la “vittoria annunciata” di Riccardo Fogli, reo di essere apparso in copertina di TV Sorrisi e Canzoni la settimana prima del Festival. Dall’anno successivo il settimanale inaugurerà le ormai tradizionali copertine con la foto di gruppo di tutti i partecipanti, proprio a seguito di questo “scandalo”. Da ricordare anche l’affermazione di Al Bano e Romina con Felicità e il debutto all’Ariston di Vasco Rossi e di Zucchero, entrambi con brani non memorabili. Indimenticabile è invece l’intensità con cui Mimì, unica artista a esibirsi dal vivo su quel palco, interpreta questo pezzo di Ivano Fossati, per il quale la sala stampa si inventa Il premio della critica, oggi diventato Il premio Mia Martini.
1950
1983 – Amedeo Minghi
https://www.youtube.com/watch?v=hcJWHJ9C4y0
Nell’anno della vittoria di Sarà quel che sarà di Tiziana Rivale (il cui refrain è simile in modo imbarazzante a Up where we belong di Joe Cocker), debutta a Sanremo Amedeo Minghi che viene subito eliminato dalle giurie, e che risulta anche ultimo nel concorso sperimentale con le schede voto del Totip. La sua 1950, recuperata qualche mese dopo da Gianni Morandi nel suo album Uno su Mille, si rivelerà uno dei suoi brani più apprezzati e un classico della canzone d’autore italiana.
Spalle al muro
1991 – Renato Zero
Alla fine degli Anni 80, la carriera di Renato Zero subisce una battuta d’arresto. Fino a qualche anno prima era impensabile che un personaggio trasgressivo e al top come lui potesse mettersi in gioco sul palco dell’Ariston, e il suo arrivo in quella sede è visto con molto scetticismo e forse poche aspettative. Quando però sale sul palco, vestito di nero, col volto bianco e, immobile, interpreta la sua Spalle al muro, scritta per lui da Mariella Nava, tutto il pubblico è di nuovo con lui.
Salirò
2002 –Daniele Silvestri
Il 2002 vede la consacrazione dei Matia Bazar post-Antonella Ruggiero, ma anche quella di Daniele Silvestri che con Salirò ha il suo primo vero successo discografico. La sua performance nella serata finale, accompagnato sul palco dall’attore Fabio Ferri, con il quale mette in scena un ironico e improbabile balletto, resta sicuramente tra i momenti migliori di quel festival.
Morirò d’amore
2003 – Giuni Russo
Morirò d’amore viene scritta da Giuni Russo alla fine degli Anni 80, quando la cantante cerca di staccarsi dal clichè che le era rimasto addosso dopo il grande successo di Un’estate al mare. Il provino del brano viene proposto alla commissione artistica del Festival di Sanremo 1989, che decise di bocciarlo. Qualche anno dopo, riproposto con alcune modifiche, viene nuovamente bocciato dalla commissione artistica dell’edizione 1997. Il brano sarà finalmente ammesso in gara nell’edizione 2003, con la produzione dell’amico Franco Battiato. Giuni Russo, già molto malata, ne darà un’interpretazione da brivido lasciando al pubblico il ricordo indelebile della sua voce incredibile.
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