Il film di Michele Soavi con Paola Cortellesi è un giocattolone in cui si torna all’infanzia, trasportati in un presepe dove il bene e il male procedono, come nella vita, di pari passo. Si ride, ci si spaventa, ci si appassiona
La befana vien di notte
regia di MICHELE SOAVI soggetto e sceneggiatura di NICOLA GUAGLIANONE con PAOLA CORTELLESI e STEFANO FRESI
Michele Soavi ha proprio una bella mano e un immaginario grande come la gerla della Befana o la slitta di Babbo Natale o le tasche di Eta Beta: sembrano tutti piccoli contenitori e invece dentro ci sta il mondo. Michele Soavi e il suo sceneggiatore Nicola Guaglianone hanno letto tanto e visto un mucchio di film e si sono di sicuro sempre divertiti, hanno certamente anche giocato tanto da bambini, litigando il giusto.
Tutto questo si percepisce guardando il loro bel film, un giocattolone in cui si torna allegramente bambini, trasportati in un presepe gotico dove il bene e il male procedono, come nella vita, di pari passo. Come si suol dire, si ride, ci si spaventa, ci si appassiona. Quel che deve accadere al cinema. Favola innevata dai contorni oscuri, il film racconta le disavventure di una Befana piuttosto laica (non viene proprio sbandierato ma la signora ha le sue soddisfazioni anche fra le lenzuola), una Befana che di giorno fa la maestra e la notte si trasforma in strega buona. Ovviamente il clou è il 6 gennaio quando deve occuparsi dei bambini di tutto il mondo.
Una vita eccentrica portata avanti in modo vispo da Paola Cortellesi che è simpatica in ogni film e quindi lo è anche in questo. Tutto tranquillo dunque? No, ovviamente perché altrimenti non ci sarebbe la storia. Per un errore involontario la Befana finisce nei guai e viene rapita. A cercarla e salvarla provvede una banda di ragazzini alla Spielberg (le biciclette sono fotogeniche anche sulla neve) e un maestro innamorato di lei.
L’ottimo cattivo che, non è un caso, assomiglia a Babbo Natale, è Stefano Fresi, che smentisce il pregiudizio secondo il quale tutti i ciccioni sarebbero dei bonaccioni.
Il Trentino Alto Adige (che ha una efficiente film commission) ne esce alla grande e persino io che non amo per niente la montagna mi perdevo negli chalet da fiaba.
Andateci coi bambini o anche da soli, che a Natale non è male tornare almeno per un pochino all’infanzia.
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