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La filosofa Charlotte insegna le frasi da non dire a chi si ama

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E' uscito in Francia "L'arcipelago delle passioni", il primo libro della figlia di Carolina di Monaco e Stefano Casiraghi: un viaggio attraverso i sentimenti scritto a quattro mani con un suo ex professore del liceo. Il primo capitolo è dedicato alle frasi più sdolcinate. Tutte da evitare...

 

Dai tempi dello sfarzoso matrimonio del principe Ranieri con l’attrice americana Grace Kelly, Montecarlo è stata la capitale mondiale del jet-set e della mondanità, specialmente quando le figlie dei due sovrani, le principesse Carolina e Stephanie, dall’adolescenza in poi divennero protagoniste assolute del gossip. Ma ora ecco che una rappresentante della tanto chiacchierata famiglia Grimaldi fa parlare di sé non sui giornali popolari alla perenne ricerca di pettegolezzi, ma su quelli che si occupano di cultura.
La trentunenne Charlotte, figlia di Carolina e di Stefano Casiraghi è infatti autrice di un testo di filosofia, la disciplina che l’appassiona fin da quando era una liceale. Il libro si intitola Archipel des passions (L’ arcipelago delle passioni), che in Italia uscirà la prossima estate, e la “principessa” (le virgolette sono obbligatorie perché Charlotte non ha titoli nobiliari, essendo figlia di un padre borghese) lo ha scritto a quattro mani con il suo ex insegnante Robert Maggiori, critico del quotidiano Liberation, nato settant’anni fa a Osimo nelle Marche, con il quale nel 2015 fondò nel Principato gli «Incontri filosofici di Monaco».

archipel des passions
Si tratta di un viaggio filosofico attraverso le passioni umane, dall’amore alla crudeltà, senza la pretesa, dicono gli autori, di scoprire nulla, visto che di sentimenti e passioni hanno già parlato migliaia di saggi, film, romanzi e canzoni, ma con l’ambizione di analizzarli con occhi nuovi, filtrandoli attraverso il pensiero dei grandi filosofi.
Prendiamo, per esempio, il sentimento più ricco di conseguenze per la storia dell’umanità che senza di esso non si perpetuerebbe: l’amore. Charlotte e il suo professore dopo aver citato sul tema il dilemma dei porcospini creato da Schopenauer, secondo il quale questi animali hanno bisogno di stare vicini, ma si feriscono a vicenda con gli aculei, analizzano le frasi più usate dagli innamorati per darne un’interpretazione filosofica.

Eccone alcune:

“Dimmi che mi ami”: questa richiesta al partner contiene in sé il rischio che, invece di amare l’altro, l’amante ami se stesso che parla d’amore
“Sei la mia anima gemella”: esplicita l’attrazione dei simili che piaceva a Empedocle, ma comporta anche  il rischio del narcisismo e dell’inazione
“Noi ci completiamo a vicenda”: esprime l’attrazione dei contrari cara a Eraclito, ma che prevede il rischio speculare di insincerità perché si desidera l’altro non per amarlo, ma per inglobarlo a sé in modo da restaurare un’unità perduta “Sono pazzo di te”: affermazione senza senso perché l’amore non è un omaggio al valore, valutabile quindi dalla ragione
“Ti amo perché…”: comunque la si completi, è una frase a suo modo offensiva per  la persona a cui è diretta perché l’amore non può né deve avere una motivazione esprimibile da una frase

charlotte casiraghi et maggioni
Gli autori ne citano, chiosandole, anche tante altre, fornendo al lettore un oggetto di meditazione, ma inculcandogli alla fine anche un dubbio atroce: come si  fa a esprimere l’amore alla persona amata senza farsi “beccare” da un grande filosofo? Forse bisognerà, tanto per restare in Francia, ispirarsi a Cyrano de Bergerac: utilizzare quel bacio, apostrofo rosa tra le parole “t’amo”…

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