Ventotto anni esatti prima dell’attentato alle Torri Gemelle si consumò in Cile la tragedia di Salvador Allende. Elio De Capitani e Laura Forti ne ripercorre la storia in un lavoro di grande onestà, in cui le domande si accumulano con la consapevolezza che le risposte siano impossibili
L’acrobata di Laura Forti uno spettacolo di Elio De Capitani con Cristina Crippa e Alessandro Bruni Ocaña ed Elio De Capitani in video
regia video Paolo Turro suono Giuseppe Marzoli
luci Nando Frigerio produzione Teatro dell’Elfo
Sulla quinte candide i filmati in bianco e nero di un mare in tempesta e la voce vibrante di Cristina Crippa che racconta l’emozionato stupore di lei bambina durante la traversata atlantica della sua famiglia, in fuga dalle leggi razziale fasciste. Se per i genitori è l’ennesimo esilio, per lei, piccola, quell’oceano ha il profumo dell’avventura. Nel corridoio a lato della platea oscilla una scala di corda, da circo su cui si arrampica un acrobata con cappello a punta da pagliaccio: i due protagonisti fin dai primi istanti dello spettacolo avvolgono e coinvolgono lo spettatore che inizia assieme a loro un lungo viaggio. Viaggio che è pellegrinaggio, esilio, fuga, furore, ricerca, ritorno e dolore, tanto dolore. Un viaggio dei corpi e della memoria per ripercorrere una delle tragedie del secolo scorso, che aveva segnato l’11 settembre prima che diventasse il giorno simbolo del terrorismo marcato Terzo Millennio. Trent’anni prima, nel 1973, un altro 11 settembre fu teatro del colpo di Stato in Cile contro la democrazia di Allende, che spianò la strada alla sanguinosa dittatura di Pinochet.
L’acrobata racconta quella storia, ma non solo, e non è documento né documentario, perché riesce a trasformarsi in una testimonianza universale di tutte le fughe, le persecuzioni, i sogni e e le fiammeggianti ideologie.
Cristina Crippa è la madre di Pepo, militante comunista che giovanissimo fu ucciso in Cile per aver partecipato all’attentato contro Pinochet. Ma Cristina Crippa è anche figlia e nipote e i suoi avi raccontano la mai finita diaspora degli ebrei, perché la sua famiglia non riesce a trovare un porto. Dalla Russia arriva in Italia poi fugge in Cile e di nuovo cerca rifugio in Svezia. Ciascuno dei personaggi della grande famiglia vive a modo la politica e la vita e ciascuno ha un suo modo per cercare serenità e felicità, perché nella militanza e nella giustizia hanno spazio anche la vita, gli amori, la voglia di carriera e persino la leggerezza. Tessendo stralci di memoria, filmati (protagonista un imperioso Elio De Capitani che interpreta sia il nonno che il padre della protagonista) si mettono assieme i brandelli di più generazioni, ma lo scontro vero, il più palpitante è quello fra il combattente Pepo e figlio che vuole conoscere e capire le ragioni del padre e il senso della sua militanza.
La gloriosa lotta di Pepo che sa di dover rispettare e onorare ha significato però per lui l’abbandono di un padre che non gli è mai stato vicino, in nome di alti ideali. Il ragazzo non è un eroe, è diverso, e non è neanche un acrobata e ha poca familiarità con gli equilibri, anche nella vita: lui è solo un pagliaccio. E non finirà mai di interrogarsi. La nonna che lo ama, così come ha amato suo padre, capisce le ragioni di tutti, ma è devastata dalla sofferenza, dal costo delle scelte di chi ha così tanto amato ed è lacerata dai dubbi, dal “e se mi fossi comportata in altro modo e se i miei genitori non avessero…”
Si è detto, visto e scritto molto sul Cile e su tante dittature sudamericane, così tanto che si pensava di sapere tutto e che non ci fosse più niente da raccontare. E invece ecco un lavoro incredibile – l’autrice del testo è Laura Forti, cugina di Pepo – un lavoro dove la potenza della storia si fonde con la suggestione di un teatro moderno che non teme di essere contaminato dalle altre arti. Ecco che L’acrobata diventa la storia di un eterno esilio e del senso della vita. Un racconto di grande onestà, in cui le domande si accumulano con la consapevolezza che le risposte siano impossibili. Ma non per questo gli uomini e le donne dallo sguardo limpido smetteranno di porsele, perché solo così vale la pena vivere.
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