PRENDILA CON FILOSOFIA

Non fare del senso di utilità l’unica bussola della tua vita

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Spesso le nostre scelte sono dettate da motivazioni troppo razionali o da ragioni puramente economiche. Ma, anziché aggrapparci a certezze che si possono rivelare false, sarebbe più saggio allargare la nostra visione del mondo e non fermarci alla domanda "A che cosa serve?"

 

Gentile dottoressa, lei parla sempre di filosofia. Mia figlia si è da poco iscritta proprio alla Facoltà di Filosofia e io vivo nell’angoscia perché temo che si tratti di studi inutili ai fini del successivo inserimento nel mondo del lavoro. Mi spiega come si fa a  “prendere con filosofia” una scelta così poco razionale? Lella – Milano

Accade spesso che, davanti a scelte di vita importanti, a far leva sulle nostre motivazioni sia il concetto di utilità. Così, per esempio, prima di intraprendere un cammino impegnativo, come può essere un corso di studi, ci chiediamo: “A che cosa serve?”. Soprattutto quando si tratta di aiutare un figlio a decidere il suo futuro universitario, ci spaventa l’idea che possa scegliere una facoltà che non rappresenterà alcuna utilità per la sua vita futura. Io stessa, quando mi iscrissi a Lettere e Filosofia mi trovai ad affrontare le perplessità della mia famiglia, che non riusciva a individuare sbocchi professionali e vedeva incerto il mio avvenire. Ma una paura di questo tipo, pur comprensibile, è infondata e, se incide sulle decisioni importanti della vita, può portare a un futuro fallimentare.

Secondo Nuccio Ordine, professore ordinario di letteratura italiana all’Università della Calabria e autore del saggio L’utilità dell’inutile, dobbiamo considerare “utile” tutto ciò che ci aiuta a diventare migliori. Nella nostra società, scrive, “l’utilità dei saperi inutili si contrappone radicalmente all’utilità dominante che, in nome di un esclusivo interesse economico, sta progressivamente uccidendo la memoria del passato, le discipline umanistiche, le lingue classiche, l’istruzione, la libera ricerca, la fantasia, l’arte, il pensiero critico e l’orizzonte civile che dovrebbe ispirare ogni attività umana. Nell’universo dell’utilitarismo, infatti, un martello vale più di una sinfonia, un coltello più di una poesia, una chiave inglese più di un quadro: perché è facile capire l’efficacia di un utensile, mentre è sempre più difficile comprendere a cosa possano servire la musica, la letteratura o l’arte”.
Allo stesso modo ognuno di noi coltiva dei pensieri che sono evidentemente finalizzati a raggiungere uno scopo preciso e che si illude siano importanti, mentre tende a ritenere inutili le divagazioni della mente che gli sembrano fini a se stesse. Per esempio, una nostra riflessione su valori universali come i concetti di pace o di libertà ci può apparire come un puro esercizio speculativo del pensiero, mentre un ragionamento concreto su una questione che riguarda la nostra vita pratica ci sembra utile, quasi indispensabile. In realtà, però, dobbiamo renderci conto che, senza quella cornice di pensieri erroneamente ritenuti “inutili”, ci mancherebbero gli strumenti in grado di dare un senso al nostro agire, perché sono proprio quei pensieri a fare da collante e a fornire un significato profondo alle nostre scelte, dando qualità alla nostra vita.

Tornando alla scelta di un percorso di studi, può essere la sola valutazione sull’utilità economica di quella scelta a renderci tranquilli di avere preso la decisione giusta? Certo, il futuro può far paura in questo mondo così complesso e spesso difficile da interpretare. Molte cose stanno rapidamente cambiando e il lavoro non ha più gli stessi luoghi, gli stessi strumenti e gli stessi mezzi del passato. Tuttavia, forse sarebbe opportuno preoccuparci più di quello che sarà nostro figlio che di quello che farà e convincerci del fatto che la passione per qualcosa apre spazio alla conoscenza più della ricerca dell’utilità. Adottare un punto di vista più ampio nei confronti della vita e del mondo che ci circonda può provocare a volte un senso di vertigine, una sensazione di mancanza di punti di riferimento rassicuranti. Ma la sfida è proprio questa: resistere alla tentazione di aggrapparci alle false certezze (come le “famose” facoltà universitarie che garantiscono sempre un lavoro) per lasciarci trascinare nell’incertezza dei pensieri inutili e nell’ascolto delle passioni e dei desideri più genuini e meno mediati da considerazioni utilitaristiche.
I filosofi greci insegnano che solo Eros (inteso come passione) produce nuova conoscenza. Ecco, forse non dovremmo fermarci solo alla domanda “A che cosa serve?”, ma allargare i nostri orizzonti chiedendoci anche  “Che cosa mi piace davvero?” e ” Cha senso voglio dare alla mia vita?”, che nell’ambito di un’attività di studio o di lavoro significa mirare a svolgerla con maggior passione, al punto da non percepirne nemmeno la fatica. E, comunque, dobbiamo sempre tenere presente che nessuna scelta è da considerarsi definitiva e che i cambiamenti sono sempre possibili. Ma anche solo l’aver provato a pensare “inutilmente” non risulterà mai un esercizio… inutile.

 

Scrivetemi a: annalisacantu@signoresidiventa.com

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