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Ecco “Il ragazzo più bello del mondo”

Un bellissimo documentrario che ripercorre la vita di Björn Andrésen, 50 anni dopo essere stato definito da Luchino Visconti come il ragazzo più bello del mondo

IL RAGAZZO PIU’ BELLO DEL MONDO

di  Kristina Lindström e Kristian Petri
con Björn Andrésen

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50 anni fa, nel 1971, al Festival di Cannes la giuria presieduta dall’attrice Michéle Morgan assegna la Palma d’oro a Messaggero d’amore di Joseph Losey, mentre Luchino Visconti, acclamato dal pubblico per il suo film forse più privato, Morte a Venezia, riceve il premio speciale per il 25º anniversario del Festival. Chi ha visto quel film tutto ambientato all’hotel Des Bains più che  il protagonista (Dirk Bogarde) l’efebico adolescente Tadzio, ossessione erotico estetica del musicista Gustav von Aschenbach (nel romanzo di Thomas Mann era uno scrittore) che nel ragazzo trova quella perfezione che ha inseguito per tutta la vita.

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Il ragazzo, che nel film è il figlio di una aristocratica famiglia polacca diventa l’emblema del film e un immortale simbolo di bellezza. Nessuno degli spettatori probabilmente si è interrogato più di tanto su chi fosse quel giovanissimo attore svedese e come fosse arrivato su quel set. Lo fanno 50 anni dopo due registi svedesi in un impressionante documentario già presentato al Sundance. Il titolo è lo stesso che campeggiava sui giornali di 50 anni fa che avevano battezzato il quindicenne svedese “Il ragazzo più bello del mondo”, copiando quello che della sua scoperta  aveva detto Visconti a Londra, alla prima mondiale del film.

Bjorn_Andresen_Shooting_Morte_A_Venezia_Copyright_Mario_Tursi_1970

Hanno così ritrovato, 50 anni dopo, Björn Andrésen, oggi uomo fragile nello stesso modo in cui allora era fragilissimo il quindicenne catapultato in un mondo dove si sentiva completamente smarrito. Tutto inizia con i provini di un rapace Luchino Visconti che stava girando l’Europa, a fare provini, fra Polonia, Ungheria, Finlandia e Svezia, alla ricerca della perfezione, novello Thomas Mann, novello  von Aschenbach. Björn lo colpisce subito. E’ di una bellezza totale, è un ragazzo colto  nel momento magico in cui sta per formare la sua virilità. Björn nelle mani di una nonna ansiosa di denaro e di fama non ha nessuna possibilità di difendersi da un ambiente che lo sta stritolando.

I registi del bellissimo documentario ripercorrono tutta la vita di Björn, senza mitigare la sua condizione attuale, borderline fra l’amore per la recitazione e un’esistenza ai margini, costellata di perdite insanabili. Il lavoro di ricerca è stato molto accurato, hanno recuperato i filmati dei provini per Morte a Venezia, il making off del film, interviste, testimonianze, filmini di famiglia e nuove riprese al seguito del protagonista  tra Parigi, Stoccolma, Budapest, Venezia e Tokyo.

Attraversiamo l’infanzia di Björn, la sparizione della madre, le paure del ragazzo e tutto raccontato con una crudele sincerità. Grande coraggio e bravura dei registi, enorme coraggio e grande tenerezza di Björn, dolcissimo meraviglioso uomo di 66 anni che non ha paura di mostrare la sua intimità, i suoi momenti più difficili e nonostante tutto di mantenere ancora la forza di vivere e non solo sopravvivere.

 

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