STILE DI VITA

Ho 50 anni e mio marito se ne va con una di 30: ecco che cosa farò

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Dopo 30 anni di matrimonio, lui perde la testa per una donna più giovane e lascia la moglie dicendole brutalmente: "Ormai sei vecchia e brutta, ho bisogno di carne fresca". E lei, dopo lo sconcerto iniziale, sa far evolvere il dolore e prende una decisione. Che qui racconta in prima persona, con un outing sincero e utile a tutte quelle nella sue condizioni

 

Dopo 30 anni di matrimonio, in cui tutto è sempre funzionato alla perfezione, all’improvviso, mi ritrovo single. Come è potuto accadere, direte voi? Semplice, nel modo più scontato e banale in cui queste cose accadono. Ovvero quello in cui il marito sessantenne perde la testa per la trentenne che gli promette sesso a volontà. Con l’aggravante che la trentenne in questione per più di un anno mi è stata portata in casa dal sessantenne con la seguente motivazione:  «E’ una ragazza che ha dei problemi, non ha amici e una famiglia disastrata alle spalle. Dobbiamo darle una mano». Tutto vero, e non c’è che dire: lui gli ha dato molto più che una mano!  Così, in men che non si dica, il sessantenne, rincoglionito dalla gatta morta, mi ha inflitto la mazzata della vita.
Io che mi sono sempre vista invecchiare insieme a lui e che quando vedevo le coppie di anziani passeggiare mano nella mano mi sono sempre immaginata così, da quasi due anni mi arrabatto tra il pagare i debiti che mi ha lasciato e il gestire il dolore che questo fallimento ha provocato. E come se non bastasse, mentre il rincoglionito pensava a divertirsi con la gatta morta, mia madre si è ammalata di demenza senile. E indovinate chi deve occuparsene e gestire anche questo dolore?

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Ho fatto la mia scelta

Tra le tante cattiverie che il rincoglionito mi ha detto, ce n’è una che mi rimbalza nel cervello continuamente: «Ormai sei vecchia e brutta, ho bisogno di carne fresca». E con questa elegante affermazione, il rincoglionito, regredito improvvisamente all’età adolescenziale, si è piazzato per un anno a dormire sul divano di casa nostra. Prima di togliersi dalle palle per andare a vivere con la gatta morta. Che oltre a essere di un’ignoranza abissale, è anche un gran cesso. E tutto fuorchè una personcina per bene, visto che per tutto il tempo che ha frequentato casa nostra si è finta amica. Al punto di voler andare a vivere con mia madre, per cui nei primi mesi della malattia stavo cercando una persona che le tenesse compagnia. Per fortuna, all’epoca, lei (mia madre) era ancora abbastanza lucida dal non aver voluto accettare una simile proposta, ideona del rincoglionito.
Ora, premesso che chi sta scrivendo questo articolo ha 50 anni e non è nè brutta e tanto meno si sente vecchia, di fronte a una situazione simile, i casi erano due: o rendere la loro vita un inferno (e credetemi, di modi per farlo ce ne sarebbero stati parecchi) oppure cercare di rendere migliore la mia vita. Ho scelto la seconda strada. Primo perchè sono certa che a rendere la loro vita un inferno ci penserà la giustizia divina, e secondo perchè a questa età, dopo aver dedicato più della metà della mia vita a un uomo che, arrivati a questo punto, non ne meritava neanche un secondo, adesso è venuto il momento di cominciare a pensare a me stessa. E d’imparare a volermi finalmente bene.

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L’evoluzione del dolore

Dopo aver passato gli ultimi due anni ad affrontare notti insonni, a piangere tutte le lacrime che avevo, a fumare un numero esagerato di sigarette (oddio, quello lo faccio ancora, e lo so, è in antitesi con la scelta del volermi bene) e a lavorare 25 ore al giorno, è finalmente arrivata l’estate. E con essa l’evoluzione del dolore. Per me che ho bisogno di sole e mare come dell’aria che respiro, questa estate è stata una benedizione. Se in quella precedente stavo troppo male per accorgermi che fosse arrivata, quest’anno è andata diversamente. Dopo l’ennesima cattiveria inflittami dal rincoglionito, invece di disperarmi e colpevolizzarmi senza sosta (già, perchè soggetti del genere riescono perfettamente a farci sentire sbagliate e colpevoli), ho aperto gli occhi. E ho finalmente capito che dei due, quello sbagliato è lui.
E’ stato in quel preciso momento che ho ricominciato a guardarmi allo specchio senza più vedere la povera sfigata, vecchia e brutta. E in quello stesso momento ho capito che tutto quel dolore si era tramutato in rabbia e nella voglia di rinnovarsi e ricominciare a vivere. Mi sono buttata a capofitto ancora di più in un lavoro che amo e che mi appassiona e ho cominciato a credere che da qualche parte nel mondo, anche per me esiste un uomo che mi meriti e che io meriti.

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E qui viene il bello…

Da quando amici e conoscenti sono stati messi al corrente della mia situazione di singletudine (oddio, che parola orrenda!), la frase che più spesso mi sento ripetere è la seguente: «Ma non è possibile che una donna bella, colta e intelligente (NDR: lo dicono loro, non io)  come te non stia con nessuno. Chiodo scaccia chiodo, datti da fare!». Ebbene sì, non solo è possibile, è possibilissimo!!! E il motivo è molto semplice: avete presente quello che c’è in giro? Escludendo gli sposati con e senza prole, rimangono i separati/divorziati, nella maggior parte dei casi, pure loro con prole. E di questi, chi non è in perenne depressione per essere stato abbandonato dalla moglie/compagna (e te credo che ti ha lasciato, sei di una noia totale!) ha il fascino di una trota appena pescata.
In alternativa c’è l’esercito dei maschi che hanno come passatempo preferito quello di stare a spippolare sulle App di dating comodamente seduti sul divano. Grazie, no. Oppure ancora, il maschio belloccio, che sapendo di essere tale, non perde tempo a corteggiarti, ma passa direttamente al sodo. E con me casca male. Poi ci sono quelli che pensano bastino un paio di giorni di messaggi su WhatsApp per passare alla telesega e invitarti a casa loro per rendere reale il virtuale. O quelli a cui concedi l’amicizia su Facebook e da quel momento ti martellano di messaggi su Messanger come se non ci fosse un domani. E hanno ragione, perchè un domani con soggetti del genere è sicuro che non ci sia. Ma la scopeta che più mi ha lasciato basita è la quantità di 30/35enni (e pure più giovani) che ci provano! Che il fascino e l’esperienza della Milf siano così irresistibili come dicono? Per carità, loro sono perfetti per un giro di giostra, ma, ahimè, gli manca tutto il resto!

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Sono io la difficile?

Ecco a questo arriva la seconda frase, che di solito mi viene detta subito dopo quella sopracitata: «Uhhhh ma come sei difficile! Non ti va mai bene nessuno! Sei troppo esigente, hai aspettative troppo alte, cerchi il Principe Azzurro».
Cari tutti, premesso che il Principe Azzurro non ho mai creduto esistesse nemmeno quando guardavo Cenerentola, se per difficile si intende una donna che non si accontenta del primo venuto pur di non restare sola, allora è vero: sono difficile! In realtà, sono semplicemente una donna che forse non sa bene cosa vuole ma che sa perfettamente cosa NON vuole. E che a questa età vuole il meglio. Perchè solo avendo il meglio si può dare il meglio si se stesse. E si sà, la vera difficoltà, sta proprio nel trovare il meglio. Questo in generale, figuriamoci in un uomo. Dati Istat alla mano, considerando la fascia 30-60 anni, pare che solo in Lombardia ci siano circa 688.000 uomini single… ora, o sono tutti degli sfigati da paura, oppure vivono segregati nelle patrie galere. Altrimenti non si spiega dove siano.

 

 

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