RIFLESSI DI CINEMA

La leggerezza e l’ironia del nuovo David Copperfield

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Una lettura originale e eccentrica a opera di Armando Iannucci che porta sullo schermo la sua visione della più Dickensiana delle opere dell'autore inglese

LA VITA STRAORDINARIA DI DAVID COPPERFIELD

la-vita-straordinaria-di-david-copperfield-poster-2-720x1080un film di Armando Iannucci
con Dev Patel, Tilda Swinton, Hugh Laurie, Ben Whishaw

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C’è qualcosa di più inglese, anzi, di più londinese di David Copperfield? Forse Sherlock Holmes o la regina  Elisabetta. Bene, quel romanzo che tutti più o meno conosciamo e associamo a un cielo nebbioso, a bambini gracili e maltrattati e a una cupezza esistenziale contro cui bisogna combattere in ogni modo, ha trovato una vita completamente nuova nella rilettura compiuta da Armando Iannucci. Dopo lo spaesamento iniziale nel vedere il piccolo David Copperfield interpretato da un indiano (da ragazzo sarà poi Dev Patel, il protagonista di Millionaire), non ci stupiamo di incontrare tanti altri personaggi coi volti di attori orientali o neri. Il tutto inserito in un clima festoso, quasi da musical, molto teatrale, con arditi movimenti di macchina e un passaggio disinvolto da momenti realistici ad altri letterari. Ogni violenza non appare più come tale, perché è lieve, favolistica.

La vita straordinaria di David Copperfield 2

Ci sono leggerezza e ironia, in una sorta di variopinto cartone animato dove, come nei fumetti, nessuno si può fare mai davvero male perché tutti godono di una sorta di immortalità. Nonostante la lettura originale e eccentrica, la storia, che il regista conosce a menadito, è fedelissima. Anche se ogni passaggio nelle sue mani diventa completamente nuovo. Forse è davvero questo l’unico modo per portare oggi sullo schermo un classico, senza ricadere in quelle terrificanti ricostruzioni polverose così simili agli sceneggiati tv di vent’anni fa.

La vita straordinaria di David Copperfield 4

La zia che si farà carico di David Copperfield e lo salverà dopo la morte dei genitori dai postacci in cui era finito è Tilda Swinton che infonde in ogni ruolo una carica talmente sua da far dimenticare l’originale. Il viscido Uriah Heep è Ben Whishaw e fa molta meno paura che nelle pagine del romanzo. In un intreccio costante, la vita del protagonista si trasforma sotto i nostri occhi in materia per i suoi libri a venire ed è come se assistessimo alla gestazione dei romanzi, sui quaderni da cui David non si separa neppure nei momenti più sfortunati e che riempie di note e di disegni.
Un esperimento ardito ma di sicuro riuscito. Un modo per far venire voglia ai giovani di andarsi a leggere le opere di Dickens.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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